Considerovalore_Battibue

Come nasce Considerovalore e perché

di | 16 ottobre 2014

Da dove e verso dove

Quando nel 2010 mi sono ritrasferita a Piacenza – anzi nel piacentino, perché di città non ne volevo più sapere –, mancavo da 25 anni. E 25 anni a Milano, per chi da piccolo è cresciuto nella placenta* di una piccola provincia, sono tanti. Avevo soprattutto nostalgia di quiete, di piccola scala e di genuinità.

A poco a poco sono entrata in relazione con il tessuto produttivo locale, in particolare agricolo. Non che inizialmente mi fossi data una missione specifica, come è invece oggi. Semplicemente: mi capitava di conoscere spesso contadini e produttori, complici anche le mie esplorazioni a piedi; e tutto quello che avevano da raccontarmi mi appassionava moltissimo.

Un’altra spesa

Da buona cittadina metropolitana, capace di orientarmi al massimo dentro i superstore (anzi i discount) e nei rispettivi parcheggi sotterranei, ero una specie di aliena rispetto a natura, cicli stagionali, coltura degli ortaggi. E tutto questo benché fossi appassionata da anni di alimentazione e cucina naturale, fanatica di prodotti biologici, di verdura di stagione e di ‘cibo sano’; ma più in teoria che in pratica.

Ho colto la palla al balzo. Ho cominciato a fare la spesa e a comprare il vino direttamente dai produttori, sempre di più e ogni volta che potevo. Non che me lo fossi imposto: semplicemente, rispetto al supermercato non c’era gara. Ho iniziato a individuarli, a selezionarli (non sono tutti uguali), a capire da loro come e cosa comprare, e quando farlo. Ho iniziato a poco a poco a qualificare l’acquisto con l’ascolto.

Trebbiola-Bassano
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Pacciamatura in paglia in val Trebbia (PC) – Az. Agricola Trebbiola

Nella mia testa ho via via mappato il territorio in modo da localizzare più aziende agricole possibili, apprezzarne le specificità, conoscere i loro avamposti e orari di vendita. E ogni qual volta passassi in una certa zona, trovavo sempre modo di intercettarne qualcuna. Magari solo allungando di qualche chilometro il percorso, per di più su una bella strada. Uno sforzo minimo a fronte di un beneficio enorme.

L’essenziale è invisibile agli occhi

Mi sono accorta che i produttori agricoli che abbiamo intorno sono davvero tanti, più di quanto immaginiamo. Solo che non affiorano facilmente agli occhi di chi li cerca (dal vivo e in internet), né tantomeno di chi, non sapendo che esistono, non li cerca affatto.

Vale per tutti i territori, e paradossalmente anche per le grandi città, che su certe cose dimostrano spesso una sensibilità accentuata e anticipata. In quel caso magari i produttori non sono proprio intorno (anche se non è sempre così, vedi il caso insospettabile di Milano); in compenso è facile che i mercati contadini siano già capillarmente diffusi, ben organizzati, e che funzionino molto bene. E anche la rete dei Gas è spesso molto evoluta e vanta già una storia pluriennale. Oltre alla moltitudine di servizi di consegna cassette, che ho iniziato a mappare in e-book.

In questo insieme, ampia è la quota di aziende biologiche o in conversione al biologico; o che lavorano in regime di lotta integrata o che a poco a poco si stanno attrezzando per ridurre il più possibile il ricorso alla chimica di sintesi o per servirsene con discrezione e in modo intelligente.

Un patrimonio da mappare

La difficoltà che più comunemente si percepisce è quella della complicazione logistica. In realtà i produttori, è vero, sono spesso chini nei campi a lavorare, ma non sono eremiti: si muovono sul territorio, fanno diversi mercati, hanno spacci in azienda o presso il campo, qualche volta consegnano persino a domicilio, si organizzano tra di loro per vendere i reciproci prodotti e facilitare così loro e noi. Se anche così non è sufficiente, molti di loro aderiscono a servizi di e-commerce a filiera ridotta, che si incaricano della distribuzione.

Siamo letteralmente circondati di produttori agricoli biologici o di mercati contadini, ma spesso non lo sappiamo.

Ma il problema non è tanto quello di recarsi presso di loro, quanto quello di poterli visualizzare, conoscere, scegliere in base alle proprie esigenze, ai propri orari e ai propri percorsi; di poterli captare nelle varie occasioni e opportunità di incontro e vendita che essi offrono. Questo perché la filiera corta è una cosa meravigliosa, ma se non sai dove e come trovarla, praticarla diventa quasi un miraggio.

Un ponte di comunicazione

Appurato che c’è del sommerso buono e che questa miniera di valore merita di affiorare, il mio compito vuole essere quello di creare un ponte di comunicazione tra chi produce e chi compra, tra chi coltiva e chi ne gode:** due parti che hanno fortemente bisogno l’una dell’altra, per ripristinare l’originario rapporto di relazione e di reciprocità.

Placentia da placenta: mi consento il vezzo di una pseudo-etimologia, nel mio caso letteralmente calzante (di piacentino ho sia i natali, sia la madre e tutta l’ascendenza materna).

** Il termine ‘consumo’ non mi entusiasma, anche se giocoforza qualche volta lo utilizzerò. Godimento va già meglio.

Immagine di copertina: Questa foto a me piace moltissimo, e la devo a Mauro Accatino: un amico che se ne intende di computer e sistemi, dirige e canta e, come se non bastasse, ha l’occhio fotografico che potete vedere. PS. Eravamo a Fiorenzuola (PC) all’Agriturismo Battibue.

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Antonella Gallino

Mi piace mettere in contatto persone, talenti e territori. Credo poco nella verità, molto nelle interpretazioni. Aborro i supermercati e i veleni, soprattutto quelli invisibili. Da anni mi documento, frequento produttori e mercati contadini, tempesto tutti di domande, poi assaggio con il palato e verifico con lo stomaco. Mi piace chi parla chiaro e con trasparenza, chi era già biologico prima del trend e chi lo diventa perché ci crede.

2 Responses to “Come nasce Considerovalore e perché”

  1. Le tre C: chi coltiva, chi compra e chi chiacchiera – A Caratta parte 2 - ConsideroValore • Come e dove fare una spesa sana

    […] raccontato come è nata l’idea della mia guida-blog (così come a suo tempo ho spiegato qui: Come nasce Considerovalore e perché) e quale fosse il mio punto di partenza: quello di un consumatore ex milanese – ammetto, […]

  2. Ci siamo ritrovati a Caratta ed è stato bellissimo - ConsideroValore • Come e dove fare la spesa

    […] certo esauriente ma senz’altro orgoglioso, frutto di un lavoro di setaccio e di pazienza che ho cominciato anni fa: quale migliore occasione per far emergere gli invisibili che ho tanto a cuore, da comunicatore e […]

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