Daniele Previtali

Meglio una dieta onnivora, vegetariana o vegana? Il decalogo senza etichette di Daniele

di | 7 maggio 2016

Daniele Previtali, esperto di autoproduzione (conoscete il suo forno solare?), ci offre il suo decalogo per una dieta salutare: ragionata, ma senza estremismi. Un approccio pratico, basato più su ragioni fisiologiche ed evolutive che ideologiche.

Nel mio percorso di Decrescita Felice, incontrando molte persone interessate a ciò che faccio e insegno nei laboratori di autoproduzione, così come nelle varie sperimentazioni che porto avanti da qualche anno nel campo dell’agricoltura naturale, la domanda che mi viene posta più spesso è: “Immagino che tu sia vegano, vero?” La risposta breve è “No, ma è come se lo fossi”. Ecco qui la risposta lunga.

Le etichette? Utili solo per discriminare

Premetto che non mi piacciono le etichette, anche se spesso le uso anch’io per questioni di sinteticità. Le etichette sono come le ideologie: tendono a far risaltare le differenze, più che i punti in comune. A causa delle ideologie, ancora ci facciamo lotte politiche trascinate nel tempo e ormai anacronistiche, e vedo che ora sta succedendo anche con le suddivisioni per i vari tipi di alimentazione.

Non può esistere la vera dieta corretta, bensì la dieta corretta per ognuno di noi.

Si scatenano le guerre ad esempio tra onnivori e vegetariani, ma tra un onnivoro e un vegetariano ci sono certamente molti più alimenti in comune che non diversi. Penso anche che in campo alimentare non può esistere la vera dieta corretta, bensì la dieta corretta per ognuno di noi o quanto meno per una popolazione. L’uomo si è evoluto in diversi ambienti, per questo un africano non può avere una alimentazione simile a quella di un abitante dell’Islanda.*

* E a parità di latitudine e cultura, una variabile importante è anche quella del ‘mestiere’ praticato, come abbiamo spiegato qui grazie alla ricerca di Lenny&Carl, tanto simpatica quanto seria, ndr.

Sappiamo comunque da tanti studi scientifici che determinati alimenti non sono molto salutari (per esempio le proteine animali). Proviamo allora a partire da questo dato cercando evidenze tramite l’osservazione dell’ambiente e riscontri nell’evoluzione dell’uomo, per poi allargare il discorso anche ad altro, forse così potremo avvicinarci un po’ di più alla nostra dieta naturale.

Le proteine animali

Latte e formaggi

Partiamo dal LATTE: basta osservare la Natura per capire che continuare a bere latte dopo lo svezzamento (tra l’altro di altre specie, quindi non fatto per gli esseri umani) è un’assurdità. Difatti la nostra capacità di digerire il lattosio diminuisce o scompare gradualmente nel tempo, in più sappiamo che le troppe proteine del latte (vaccino) bene non ci fanno.

L’uomo beve latte e mangia formaggi da pochi millenni, cioè da quando esistono gli allevamenti. Gli allevamenti dei nostri avi non erano intensivi, per cui la quantità di latticini a disposizione (del popolo) era molto bassa rispetto ad oggi; provate invece a osservare quanti giorni alla settimana si introduce almeno un alimento a base di latte nella dieta di un italiano standard. Non siamo abituati a questo alimento, forse lo saremo tra qualche centinaia di migliaia di anni, ma per ora sarebbe bene non esagerare.

Carne

La CARNE: sappiamo anche qui dalla storia dell’uomo, che per un periodo abbastanza lungo (ma non troppo) ci siamo cibati anche di carne. Proviamo d’altronde a immaginare per quale motivo non avremmo dovuto, specialmente in periodi di difficoltà. La fame e l’istinto di sopravvivenza non fanno porre alcuna domanda, e insetti o molluschi sono molto facili da catturare, certamente più di un animale di grossa taglia che richiede invece tempo, fatica, strategie di gruppo e rischio di rimanere feriti o uccisi.

La mia ipotesi è che la carne per noi sia un cibo da tenere decisamente a margine. Sicuramente l’uomo è in grado di digerirla e trarne nutrienti utili, ma è anche vero che sempre più studi scientifici, anche in questo caso, ci dicono che non è per nulla un buon alimento per noi, soprattutto le carni rosse (che guardacaso sono quelle dei grossi animali). L’evoluzione quindi ci ha permesso di potercene cibare, ma in basse quantità.

Trovo atroci gli allevamenti intensivi, sia per la carne che per latte e uova.

Poi c’è un discorso etico del tutto personale sul fatto che sia giusto o meno uccidere un animale creando sofferenza. La mia personale opinione è che trovo decisamente più atroce far ingravidare una mucca per poi toglierli il figlio (vitello) per poter prendere il latte che era destinato a lui. Seppur quindi non mangio quasi mai carne, non trovo innaturale uccidere un animale nato e cresciuto libero di correre e felice per cibarmene. I nativi americani ad esempio veneravano i bufali delle praterie, se ne cibavano e si coprivano con le loro pelli. Avevano un rapporto molto spirituale e di rispetto verso tutti gli animali (e non solo). Certamente trovo atroci gli allevamenti intensivi (sia per la carne che per latte e uova), per cui, anche per il poco cibo di origine animale che mangio, cerco di evitare al massimo cibi da supermercato e certamente fast food, dove anche le verdure fanno senso.

Ultimo appunto sulla carne, ricordate che ha un impatto ambientale elevatissimo: «A parità di apporto calorico, la produzione di carne bovina richiede 28 volte più terra, 11 volte più acqua e sei volte più fertilizzanti – e libera cinque volte più gas serra – rispetto alla produzione di altre carni, uova e prodotti caseari. Questi alimenti, a loro volta, richiedono da due a sei volte le risorse necessarie a produrre grano, riso o patate per un valore calorico equivalente» (fonte Le scienze). Immaginate quindi quanto bene facciamo al nostro pianeta (e quindi anche a noi stessi) limitando questo alimento.

Uova

UOVA: anche qui penso sia sufficiente immaginare i nostri antenati primitivi. Non credo che qualsiasi ominide affamato, trovando un uovo incustodito, abbia mai pensato «No, le uova non le mangio perché alzano il colesterolo». Per cui ritengo che in piccole quantità siano anche benefiche per noi. Mangio solo quelle dei pollai casalinghi.

Pesce

PESCE: molte popolazioni ne basano fortemente la propria alimentazione, immagino che questi siano certamente più adattati al pesce rispetto a popolazioni lontane dal mare o da grandi laghi. Anche qui quindi forse è bene non esagerare, anche se in giuste quantità pare sia un alimento benefico. In questo caso non ho grossi problemi di scelta poiché il pesce non mi fa impazzire. Inoltre questi animali sono spesso di allevamenti intensivi e tenderei comunque a non mangiarli (avete mai letto come allevano il salmone?).

Vorrei fare anche un discorso generale sul colesterolo e i cibi animali. Anche qui basta osservare e ragionare un po’: sappiamo che il nostro organismo è in grado di autoprodurre il colesterolo di cui ha bisogno, per cui quello che immettiamo in più tramite le proteine animali (nei vegetali non c’è colesterolo) deve essere espulso. Sappiamo però che il nostro organismo ha scarse capacità di espellere il colesterolo in eccesso, ecco perché poi ci si attappano le arterie, uno dei motivi per cui la nostra società evidenzia una grande incidenza di malattie cardiovascolari. A me sembra che in questo caso non ci sia praticamente ombra di dubbio: le proteine animali in generale non ci fanno bene.

La vera dieta naturale

Ma allora qual è la vera dieta naturale? Masanobu Fukuoka ci spiega in un capitolo del suo libro La rivoluzione del filo di Paglia (che avevamo ampiamente nominato qui, prendendo spunto dall’esperienza estrema di un ex elettricista, ndr) come non esista una vera dieta naturale finché continuiamo a pensare a cosa mangiare.

Quando etichettiamo una certa dieta (per esempio vegetariano, vegano ecc.) stiamo facendo una dieta discriminante, in cui per il solo fatto di aver ragionato sul cosa mangiare e cosa no, ci siamo allontanati dalla vera dieta naturale, che invece sarebbe la dieta che un essere umano farebbe se immerso in un contesto del tutto naturale e libero da qualsiasi potere discriminante.

Mangiare quindi ciò che abbiamo a disposizione in quel luogo e in quel periodo già ci avvicina molto a questo concetto. Ovviamente parliamo di qualcosa di quasi irraggiungibile, ma quanto meno avere questo obiettivo può aiutarci a mantenere una dieta più corretta per noi e per l’ambiente.

Ceste di fichi e verdure appena colte
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Ceste di fichi e verdure appena colte (orto di settembre). Abituiamoci a questa vitalità e freschezza. Foto © Daniela Di Bartolo, divulgatrice e militante dell’autoproduzione, che per lei rappresenta «un atto d‘amore nei confronti di se stessi e del pianeta».

Il mio decalogo: evitare, ridurre, incrementare

Provo a fare un breve elenco commentando.

  • Evitare i cibi industriali e cibi raffinati non presenti in natura (zucchero, farine non integrali) o lavorati con mezzi che ne riducono i nutrienti; quindi recuperare una dieta semplice, preferendo i cibi crudi.
  • Come già detto, ridurre drasticamente le proteine animali, ma se non si hanno problemi etici, sentirsi comunque libero di mangiarne quando si sente che l’organismo ne ha bisogno.
  • Inserire tanta frutta e verdura locale e di stagione, evitare cibi come la frutta tropicale (da noi non cresce poiché il clima non lo permette, evidentemente ciò che ci necessita qui ce lo danno altri frutti). La frutta tropicale spesso viene inserita abbondantemente da chi fa scelte molto estreme (tipo fruttariani integralisti), in quanto hanno necessita di variare e di assumere più calorie (quasi tutta la nostra frutta invece ha pochissime calorie, dunque bisognerebbe mangiarne decine di chili al giorno per sfamarsi).
  • Mangiare cereali integrali e legumi. Gli studi ci dimostrano che aiutano a mantenere una giusta glicemia e sono più ricchi di fibre e sali minerali. Abbiamo necessità di mangiarli in quanto ci forniscono calorie, proteine e tutti gli amminoacidi essenziali. Verdura e frutta da soli non sono in grado di darci le giuste calorie, a meno di mangiarne decine di chili ogni giorno.
  • Favorire cereali integrali e legumi coltivati qui in Italia, invece che acquistare la quinoa che arriva dal Sud America. Abbiamo dei fantastici cereali e pseudocereali di cui cibarci, non ci servono le tossine che si sviluppano nel viaggio di 10 mila chilometri che fa la quinoa.
  • Ridurre il più possibile i cibi conservati, come per esempio le passate di pomodoro in inverno. I pomodori in Europa ci sono da poche centinaia di anni e solo l’estate, evidentemente in inverno non ne abbiamo bisogno (poi non domandiamoci perché diventiamo allergici al nickel).
  • Mangiare molta frutta secca, se ci pensiamo è certamente uno dei migliori cibi per noi, in quanto la troviamo passeggiando sotto gli alberi e si conserva naturalmente da sola, quindi possiamo mangiarla tutto l’anno.
  • Raccogliere erbe spontanee e frutti (ormai) dimenticati, questo ci permette anche di cibarci di più famiglie di piante diverse invece che solo e sempre delle solite.
  • Se abbiamo un orto, non pensiamo a “Cosa vogliamo oggi” per mangiare, ma “Cosa mi dà l’orto oggi?” Quindi inventiamoci piatti e ricette semplici, magari minestre e zuppe. Ecco perché il mio orto sinergico sembra una giungla. Lasciando anche le erbe spontanee ho ogni giorno la possibilità di raccogliere qualcosa di tutto e inventarmi un piatto.
  • Ridurre certamente il sale, anche se in piccole quantità non sembra sia dannoso.

Più è facile, più è naturale

In generale imparare a osservare e capire cosa è più vicino ad uno stile di vita naturale e semplice e cosa no, guardiamoci intorno ed osserviamo le piante e gli animali, immaginiamoci anche cosa sceglieremmo avendo diverse possibilità: costruisco un recinto per allevare un animale che richiede ogni giorno cibo, acqua e cure continue per poi ucciderlo, macellarlo e finalmente mangiarlo? O raccolgo erbe spontanee e ortaggi selvatici che crescono da sole mentre faccio una passeggiata?

Chiaramente sono due esempi estremi, ma ci fanno capire la direzione migliore per noi, che secondo me è la semplicità. Ricordiamoci sempre che il cibo non nasce nel polistirolo dei supermercati.

Daniele Previtali
www.silentevolution.net

Fonte Questo articolo è una leggera riduzione della nota originariamente pubblicata su Facebook: Onnivori, vegetariani, vegani, fruttariani, crudisti… Dieta naturale o razionale?

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Daniele Previtali

Classe 1980, dopo la laurea in ingegneria mi dedico per alcuni anni alla ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale. Ora insegno informatica ed elettronica nella scuola superiore, con grande soddisfazione nel contatto con i ragazzi. Da alcuni anni mi cimento nell’agricoltura sinergica e naturale, senza utilizzare sostanze di sintesi. In provincia di Roma tengo laboratori di autoproduzione, in cui propongo ricette e soluzioni a basso impatto ambientale per la cucina e per l’igiene quotidiana.

One Response to “Meglio una dieta onnivora, vegetariana o vegana? Il decalogo senza etichette di Daniele”

  1. Antonella Gallino

    Grazie Daniele di questa tua ‘esternazione’, che volentieri ospito e di cui apprezzo l’ampiezza di vedute e l’invito a contestualizzare ogni giudizio. È vero: dopo ogni sforzo di sintesi, ci vorrebbe sempre la possibilità di una ‘risposta lunga’ e lo spazio per un dialogo, possibilmente conviviale :-)

    Abbiamo completamente perso l’istinto alimentare, che ormai è imbustato, un po’ come le cose che abitualmente mettiamo nel carrello, senza accorgerci che non sono cibo e senza stupirci di quanto siano aliene da noi.

    Voglio portare la mia esperienza sulle uova. Tempo fa conobbi un medico che mi disse che le uova, a patto che siano di galline felici, fanno bene. Ho provato a credergli e oggi, dopo aver setacciato tutti i miei dintorni a caccia di pollai compatibili e aver verificato che gli alimenti che incidono sul colesterolo sono altri (i carboidrati raffinati, per esempio; non a caso quello stesso medico mi disse che «le uova contengono sì colesterolo, ma non lo producono, che sono due cose diverse»), le ho felicemente integrate nella mia dieta come nobili proteine serali. Per dire. Ma non per questo me la sento di comprarle a scaffale. Dunque ne faccio spesso anche una questione di qualità e accessibilità di approvvigionamento.

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