È logico, è bio. Se però conosci i produttori

Tutto ciò che è buono è bio? E tutto ciò che è bio è buono? È una questione di soglie di attenzione.

L’argomento è delicato. Ne affrontammo già alcune insidie e ambiguità durante la stesura dei Criteri di selezione per l’inclusione dei produttori agroalimentari nella Guida di Considerovalore.

Il settore del bio è continuamente in crescita. Diamo pure per scontate le cause (esigenza di una maggior salubrità del prodotto, istanza ecologico-ambientale), e focalizziamo almeno 2 conseguenze rilevanti:

  • Dove il trend è positivo, c’è un aumento di domanda. Fin qui è ovvio. Ma il trend è un andamento, una sorta di derivata; dunque, tanta di questa domanda non è necessariamente ponderata e consapevole, ma rappresenta un frutto del trend stesso. C’è una quota di domanda indiretta, formulata in scia a una tendenza.
  • Dove c’è domanda, l’offerta si organizza, approfittando di una sorta di leva. Va da sé che parte di quell’offerta potrebbe essere inquinata: vuoi da una non completa integrità dei fini, vuoi da un contesto che induce l’acquirente a ritenere il prodotto come salutare, ‘approvabile’, al lordo di una serie di considerazioni o attenzioni. Sono i rischi del successo.

Esempio: se in alcuni biscotti o prodotti per bambini sono inclusi i grassi idrogenati, meglio scartarli, anche se sulla confezione il prodotto è indicato come “biologico”. Vale anche per tante altri confezioni che siamo abituati a inserire nel carrello della spesa, convinti che siano ‘salutari’. Un’altra contraddizione si verifica quando il prodotto biologico contiene ingredienti che giungono da molto lontano, sfavorendo del tutto la filiera locale. A quel punto c’è forse da interrogarsi se l’acquisto risulti davvero virtuoso.


Per questi motivi, a nostro parere, nessun etichetta o bollino può sostituirsi ai necessari strumenti di valutazione e discernimento di cui ciascuno deve dotarsi, accurati e flessibili allo stesso tempo.

E questo al netto della questione ‘frodi’, che affiorano con una certa regolarità anche dal mondo del bio (e non solo in Italia), per esempio l’ultima sull’olio taroccato; a dimostrazione che né la legislazione, né le certificazioni sono da sole sufficienti a tutelarci. E che l’appiglio è davvero da un’altra parte; cioè, secondo noi, la relazione, ovvero la conoscenza diretta dei produttori.

Nessun bollino può sostituirsi agli strumenti di valutazione e discernimento di cui ciascuno deve dotarsi, accurati e flessibili allo stesso tempo.

Conclusioni molto simili si possono leggere sul magazine di Qualità Reale «La vita bio», in questo bell’articolo di Stefano Spillare, che evidenzia come i nostri bisogni non possono certo fermarsi alla certificazione, essendo «bisogni di relazione, di conoscenza diretta e di fiducia, riassumibili in una crescente voglia di comunità e di collaborazione».

Lungi dall’esaurire qui la questione, concludo temporaneamente estrapolando un bel passaggio da un’intervista a Roberto Burdese, presidente di Slowfood per l’Italia, a proposito di biologico:

Per impegnarsi a costruire dei percorsi virtuosi ciascuno deve sforzarsi di non essere mero consumatore, ma co-produttore. […]
Bisogna evitare il consumatore passivo, quello che, come fino a ieri comprava i grandi marchi perché si fidava, oggi passa a comprare passivamente il biologico certificato perché si fida. Non è questa la soluzione. Dobbiamo acquisire la pazienza e la capacità di “fare lo slalom”, andando all’essenza delle cose e imparando a leggere complessità e contraddizioni. Bisogna, insomma, farsi gli anticorpi. […] Verrà infatti, presto, un giorno in cui i consumatori non saranno più soddisfatti della sola certificazione, ma vorranno sapere di più. Serve dunque, innanzitutto, fare cultura e informazione
.

Buon discernimento.

di

Mi piace mettere in contatto persone, talenti e territori. Credo poco nella verità, molto nelle interpretazioni. Aborro i supermercati e i veleni, soprattutto quelli invisibili. Da anni mi documento, frequento produttori e mercati contadini, tempesto tutti di domande, poi assaggio con il palato e verifico con lo stomaco. Mi piace chi parla chiaro e con trasparenza, chi era già biologico prima del trend e chi lo diventa perché ci crede.

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