Frutta e verdura di stagione di marzo

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Frutta e verdura di stagione di marzo - az. Mamma che Verdura
Cassetta mista di Mamma che Verdura, Caorso (PC).

Normalmente, marzo-aprile è il tempo dell’hungry gap, termine che ho imparato grazie ad Andrea Morandi, il resiliente cargobiker di Ortociclo, Brescia, che a sua volta lo ha appreso credo da ortisti anglosassoni, che quanto a latitudine stanno messi più a Nord di noi (sull’ampiezza del gap infatti incidono latitudine e altitudine).

In pratica, stando ai raccolti degli orti, questo è il lasso di tempo (gap) in cui si resta affamati (hungry). Dice Andrea:

Si tratta del periodo in cui le colture invernali cominciano a scarseggiare, a diventare bruttine. … È il periodo critico: l’escursione termica tra il giorno e la notte è ancora troppo alta per permettere alle nuove colture primaverili di partire. Gli asparagi non riescono a spingere, a bucare i teli di pacciamatura. Le fragole soffrono ancora un po’ il freddo.

Andrea – grande spacciatore di parole e significati, oltre che di ortaggi e frutta – prosegue dicendo che, in questo tempo così magro di raccolti, anche i più stretti osservanti del km zero sono costretti a ricorrere al cosiddetto ‘km utile’, cioè alla distanza più corta possibile che serve percorrere per ottenere qualcosa.

Il km utile vale sempre, qui al Nord, per gli agrumi; ma potrebbe tornare utile, appunto, anche «in momenti come questo, dove qui soffiamo la carenza di varietà» per rinvigorire l’offerta di ortaggi. Entro certi limiti, però, spiega lo stesso Andrea in un altro post, perché «la gamba di sedano raccolta in Puglia, per quanto veloce sia ad arrivare a Brescia, non sarà mai fresca come la gamba di sedano raccolta poche ora prima della consegna».

Se anche voi avete voglia di dire ad Andrea Morandi “Grazie di esistere”, contribuite al suo crowdfunding per l’acquisto del furgone, uno dei rarissimi casi in cui la ricompensa supera la donazione: meglio di una banca.

Ma torniamo alle disponibilità effettive del periodo: il climate change ci viene incontro (si fa per dire). Nel senso che in questo marzo 2019 in cui scrivo, le temperature sono decisamente sopra la media e il cambio di stagione è avvenuto molto prima, dunque le colture primaverili sono partite con grande anticipo, richiedendo spesso, cosa più grave, un’irrigazione forzata (che normalmente in questo periodo è la natura anfornire).

Motivo per cui ci sono già le insalate, gli asparagi sono lì lì per uscire ecc. Vedi sotto. Ma non sbrachiamo, per fragole, zucchine, pomodori non è ancora tempo!

Mentre le verdure invernali sono davvero agli sgoccioli e senz’altro, con questo caldo, al nostro corpo risultano meno appetibili e fragranti delle nuove foglie di primavera. Dunque sono davvero le ultime propaggini dell’inverno, su cui io da tempo – ammetto – ho perso interesse. Ma per risparmiare sulle crucifere è il momento ideale.

La sporta contadina di marzo

Ortaggi

Qui al nord sono comparsi: cipollotti (nel piacentino ‘bavaroni’), agretti o barba di frate, rucola, songino, spinaci, biete. Tra le insalate lattuga gentile o gentilina, foglia di quercia, cicoria a grumolo (da noi ‘gorgnalini’), altri piccoli radicchi, scarola riccia e liscia, catalogna.

Compaiono carciofi e cardi, mentre si fanno strada (in verticale) gli asparagi.

Gorgnalini di Campo Lunare (PC).

Ci sono gli ultimissimi broccoletti, cavolini di bruxelles, cavoli cappucci, cavoli neri, verze, cime di rapa tardive.

Patate: sarà difficile che con questo caldo non siano germogliate e, come insegna Silvia Petruzzelli, «le patate germogliate, vecchie o rugose, hanno parecchia solanina», che è una sostanza tossica.

Finocchi, sedano, sedano-rapa e porri.

Dal sottosuolo: ravanelli, carote, scorzonera e radici amare, ultime barbabietole rosse, ultimi topinambur. Se cercate una ricetta con i topinambur, ce l’ho.

Erbe spontanee mangerecce

Commestibili e reperibili in questo periodo ci sono: papavero, ortica, acetosa, piantaggine, baciapreti, grespino o cicerbita, silene, tarassaco, sprelle, valerianella, viole mammole, calendula. Con questo secco, a onor del vero, alcune erbe hanno stentato a nascere con vigore. Per esempio chi ha trovato, quest’anno, il luppolo selvatico, alzi la mano.

Individuate delle zone opportune per la raccolta. Meglio coglierle in campo (ma lontano da allevamenti o colture convenzionali, per evitare contaminazioni), che non a bordo strada. Oppure chiedete alle aziende agricole, perché spesso loro stesse le raccolgono.

Frutta

In questo periodo troviamo tutte le varianti tardive degli agrumiarance bionde, navel, tardive, pompelmi rosa, limoni.

I patiti di pomi si accaparrino le ultime mele. Facile che i produttori che hanno meleti vi facciano offerte o svendite di fine stagione, per liberarsi delle rimanenze. Per esempio sulla mia mappa, potete sentite BioMela, un produttore nòneso biologico, che a quest’altezza dell’anno ha sempre promozioni.

Sipario calato o calante anche sui kiwi.

Foto di copertina: cassetta mista in consegna di Mamma che verdura (Caorso, PC). Lorenzo non applica il km utile e vende solo ortaggi di sua produzione, in campo aperto e sotto serra (una soluzione per estendere la stagionalità e anticipare un po’ i raccolti, come ho spiegato nel post sulla verdura e frutta di febbraio).
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Mezza piacentina e mezza milanese, un po’ selvatica e molto digitale. Sono un’ex cittadina, apprendista di natura, con il neo della comunicazione. Soffro i veleni spacciati per innovazione, la fuffa romanzata bene e la bellezza che si estingue, non valorizzata.

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