Frutta e verdura di stagione di novembre

cavolfiori, cavoli e verze in cesta
L’orto di Lucia: cavolfiori e crucifere dall’orto di novembre.

Novembre è il mese autunnale gagliardo, quello in cui l’offerta dell’orto preinvernale dispiega tutta la sua ricchezza e varietà.

san martino affresco simone martini assisi
Secondo la leggenda, san Martino di Tours, santo-cavaliere, divise il suo mantello con la spada per donarne metà a un povero mendicante. Uno dei cicli pittorici più noti dedicati al santo è la cappella affrescata da Simone Martini, nella basilica inferiore di San Francesco ad Assisi.

È anche il mese della festa di San Martino, l’11 novembre, giorno in cui tradizionalmente scadevano i contratti agricoli e i mezzadri si spostavano. Non a caso, ancora oggi fare san martino significa traslocare.

In questo periodo i lavori i campagna e nell’orto sono praticamente fermi: il grano è già stato seminato e l’orto invernale inizia la sua rigogliosa produzione, con tanti ortaggi che gradiscono freddo, brinate e gelo (per es. la verza). Si assaggia il vino novello e lo si accompagna con le caldarroste.

Anche il tempo, di solito, regala una microstagione soleggiata e di temperature relativamente miti, la cosiddetta estate di San Martino che, secondo il detto: dura tre giorni e un pochino.

Questo una volta; oggi, in piena epoca di climate change, le stagioni si ribellano a prescindere. Per esempio quest’anno l’estate si è protratta molto a lungo, dunque il caldo straordinario non è stato certo un evento circoscritto. Presto anche i proverbi legati al meteo, che sono la maggior parte, andranno rivisitati :-/

Ortaggi

La famiglia principale disponibile è quella delle crucifere, che si chiamano così perché il fiore è formato da “4 petali in croce” (non in senso metaforico, ha proprio 4 petali disposti a croce). Il nome botanico invece è brassicacee. Infatti in italiano antico, e tuttora in alcuni dialetti, il cavolo o la sua pianta sono detti ‘brasca’, dal latino brassica.

Oltre ai cavoli, forse non tutti sanno che sono crucifere anche la rapa, il ravanello, la rucola, così come la senape, il crescione, la colza e il ravizzone.

Questa importante famiglia di verdure dalle proprietà antitumorali, come ho già avuto modo di spiegare nel post sulla verdura e frutta di stagione di ottobre, è composta da una serie molto nutrita: verza, cavolo cappuccio (a punta e tondo, bianco o rosso), cavolo cinese, cavolo riccio verde o ‘kale’, cavolo nero, cavolo navone, broccolo, cavolo o broccolo romanesco, cavoletto di bruxelles, cavolo rapa, rape bianche e rosse.

Trucco: se per caso non cucinate spesso i cavolfiori per timore degli odori in casa, aggiungete all’acqua di cottura una foglia di alloro o del succo di limone.

Altre verdure disponibili in questo mese sono: radicchi, scarole, puntarelle, pan di zucchero o cicoria di milano, insalate come la riccia, la gentile, la canasta. Tra gli ortaggi a foglia ci sono catalogna, bietole da costa (bianche e colorate), erbette e spinaci. Poi finocchi, porri e cipollotti. Abbondano ancora sedano e prezzemolo, idem i peperoncini.

Dal sottosuolo: sedano rapa, carote, pastinaca (una specie di carota bianca), topinambur.

Ancora in stiva: zucche, patate, aglio e cipolle.

Frutta

Degli agrumi parleremo meglio il mese prossimo, intanto godiamoci gli arrivi di arance, clementine, mandarini. Oltre ai limoni gialli.

Kiwi e cachi iniziano a diventare protagonisti, mentre abbondano le mele e si conservano le pere.

È il tempo anche di mele o pere cotogne, appartenenti alla «grande famiglia dei frutti dimenticati» (come dice il bio-contadino tortonese, nonché autore, Luca Zanotti), molto adatte alla trasformazione in marmellate o altro.

mela cotogna
«Il cotogno è uno degli alberi da frutto più anticamente conosciuti, largamente coltivato già da greci e romani. Le proprietà di queste profumatissime mele (o pere, perché il frutto assume una forma diversa a seconda della varietà) sono molteplici, e dipendono in larga misura dalla notevole concentrazione di pectina e acido malico, che le rendono ottime alleate di cuore e intestino. Si consumano cotte, trasformate in “cotognata”, o aggiunte come ingrediente secondario nella preparazione di altre marmellate: la pectina in esse contenuta è un ottimo addensante naturale». Foto e didascalia Luca Zanotti.

Si raccolgono anche le nespole nostrane (non quelle arancioni, di origine giapponese, ma quelle marroni), che maturano sotto la paglia, come vuole il detto:

Con il tempo e con la paglia, maturano le nespole.

Frutta secca

Tripudio di castagne e noci. Tra la frutta essiccata, procuratevi i fichi secchi che derivano dal raccolto di fine estate  di quest’anno; non è facile trovarli italiani, io in mappa però ho Siro Petracchi di Carmignano (PO).

Trasformati

La farina di castagne

castagne in essiccazione
Castagne in essiccazione al mulino Gramizza di Santo Stefano d’Aveto.

A proposito di castagne, potete apprezzarle anche in farina, a produrre crêpes (neutre o dolci) o castagnacci, detti anche ‘pattone’.

Se avete un mulino che le frantuma dopo averle essiccate artigianalmente (procedimento lungo e in disuso) e battute, tenetevelo più-che-stretto.

Io per esempio ho in mappa il mitico Mulino Gràmizza di Santo Stefano d’Aveto (sull’Appennino piacentino-ligure). Sempre in Liguria, potete trovare la farina di uno degli ultimi essicatoi tradizionali della Val Cichero in vendita presso gli amici del Cetriolo Storto, a Recco (GE). Poi, scendendo verso sud-est, ci sono: la Coop Briganti di Cerreto (vicino al passo omonimo, nel cuore dell’appennino reggiano); L’Orto di Lucia, sempre nel reggiano; Fonte de’ Piani a Cantagallo (Prato). NB: in tutti questi casi la farina è sincera, in quantità limitata e finisce presto. Vi consiglio di fare scorta e congelare l’eccedenza.

Se siete al nord, un ottimo mulino-bottega per comprare la farina di castagne è La luna nel Pozzo di Lodi, che trovate anche in varie rivendite virtuose della zona padana.

Bonus: il vero castagnaccio

Se, come me, siete amanti del castagnaccio – quello in purezza: senza latte, senza uova e ovviamente senza zucchero (le castagne sono già dolci!) –, voto il castagnaccio di Granosalis, nella ricetta povera originale toscana. È una preparazione molto versatile, da servire tiepida, che può fungere sia da dolce, sia da salato.

Olio extravergine di oliva

In questo periodo si raccolgono e frangono le olive. Procuratevi un olio di prima spremitura, sprigionerà tutti i suoi polifenoli; se non sapete dove, cercate l’olio extravergine di oliva sulla mia mappa dei produttori.

E ancora

A tante latitudini si raccoglie lo zafferano e lo si prepara per l’essiccazione. In Sardegna maturano le bacche di mirto.

Foto di copertina: prodotti dall‘orto di stagione dell’Orto di Lucia, azienda agricola biologica e agri-bio panificio a filiera chiusa della provincia di Reggio Emilia. Nel proprio mulino produce anche farina di castagne, dai frutti colti nell’Appennino reggiano.

 

di

Mi piace mettere in contatto persone, talenti e territori. Credo poco nella verità, molto nelle interpretazioni. Aborro i supermercati e i veleni, soprattutto quelli invisibili. Da anni mi documento, frequento produttori e mercati contadini, tempesto tutti di domande, poi assaggio con il palato e verifico con lo stomaco. Mi piace chi parla chiaro e con trasparenza, chi era già biologico prima del trend e chi lo diventa perché ci crede.

2 commenti

  1. Adoro le crucifere! Non solo quelle della grande famigliona degli ortaggi coltivati, ma anche quelle che si trovano spontanee nei campi, che sono innumerevoli e tra le mie preferite in assoluto, versatili, abbondanti e piccantine. Mi piacciono i vecchi proverbi di campagna, che scandiscono le stagioni, e mi piace vedermi citata in questo utile articolo, grazie!
    E mi piace il mirto fresco, questo l’ho scoperto da pochissimo…perché guardacaso, è il protagonista di una ricetta che sto pubblicando ora ora ;)

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