La fabbrica dei bisogni e la ricerca dell’ora d’aria

Anno 2019. I tempi, per dirla con Zygmunt Bauman, della «società liquida»: dell’apparire come scelta obbligata e complesso sistema di valore, del consumismo come orgia bulimica. Tempi in cui l’homo è consumens, schiavo di bisogni che costano.1

A portata di portafoglio

Per poterci permettere tanti piccoli lussi che oggi sono alla portata di tutti, non dobbiamo far altro che mettere mano al portafogli. Facile facile. Tutto o quasi è già stato inventato e messo al nostro servizio, non resta che allungare la mano, pagare e prenderlo. E poi ancora, e ancora.

La stratificazione e l’accumulo dei bisogni

Oggi viviamo quindi di tanti piccoli bisogni soddisfatti. Certo le possibilità offerte dall’attuale società dei consumi sono pressoché infinite: sarebbe forse allora più giusto dire che viviamo sotto la continua richiesta di bisogni da soddisfare?

Gli stessi bisogni evolvono, mutano: quello a cui generalmente si assiste però, non è un processo di sostituzione e ricambio, quanto piuttosto di accumulo e stratificazione, dove nuovi bisogni si sommano ai vecchi, senza che i primi siano capaci di spedire in soffitta i secondi. Sempre di più, sempre più sofisticati.

Ma cos’è un bisogno, se non qualcosa che ci manca o che comunque percepiamo come una mancanza, un vuoto da colmare?

La società di oggi ha poggiato le sue fondamenta sui bisogni secondari, costruendoci sopra una fantasiosa economia d’invenzione.

Una sostanziale distinzione dei bisogni è quella fra primari e secondari. Sono bisogni primari quelli che dobbiamo soddisfare per sopravvivere, come mangiare, bere e dormire. Ma è soprattutto la grande famiglia dei bisogni secondari che ci interessa: ecco dove la società di oggi ha poggiato le sue stesse fondamenta, costruendoci poi sopra una fantasiosa economia d’invenzione.

Probabilmente stai leggendo dallo smartphone o dal pc. Bene. Sono strumenti che già da soli possono raccontare molto meglio di me questa storia: se ne poteva fare benissimo a meno, prima della loro invenzione – prima che diventassero indispensabili, intendo. Guardiamoci intorno: di quante altre invenzioni si potrebbe dire lo stesso?

Invenzione o necessità: cosa viene prima?

Nel suo Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni,2 il biologo, geografo e antropologo Jared Diamond parla di come «spesso l’invenzione è la madre delle necessità, e non viceversa». Di come cioè, al contrario di quel che comunemente si pensa, venga prima l’invenzione e poi la necessità:
L’automobile ci sembra oggi rispondere a un bisogno del tutto ovvio, ma non fu inventata per soddisfare una particolare esigenza. Quando Niklaus Otto costruì il suo primo motore, non si sentiva la necessità di un nuovo mezzo di trasporto: i cavalli servivano alla bisogna da seimila anni (e non si vedevano segni di crisi dell’offerta) e le ferrovie a vapore funzionavano bene da qualche decennio.

Armi acciaio e malattie - Jared DiamondQuella che dal primo modello di Otto ha portato all’automobile è stata, come tutte le altre, una storia di tentativi, fallimenti, perfezionamenti. «Il successo dei cavalli e delle ferrovie fu totale fino alla prima guerra mondiale, quando l’esercito si accorse di aver davvero bisogno di camionette a motore». Ed ecco che l’invenzione originaria trova una sua prima collocazione pratica.

Così, «dopo la guerra, un’intensa attività di lobbying rese il pubblico consapevole dei suoi bisogni e i camion presero a soppiantare i carri nei paesi industrializzati. Anche nelle grandi città americane, per la sostituzione totale ci vollero però cinquant’anni».

Il resto è storia più recente.

L’ora d’aria

Oggi viviamo senz’altro sotto un continuo bombardamento di stimoli. Siamo sovraccarichi di bisogni: quelli soddisfatti non bastano più, quelli da soddisfare ci fanno sentire in difetto.

Ma viviamo anche un momento particolare, di incertezza e ripensamento. Assistiamo a una transizione lenta ma inevitabile.

Una sorta di nuovo bisogno si sta facendo largo fra gli altri, prepotentemente. Molto spesso si presenta come una necessità impellente, una voce per troppo tempo inascoltata, che diventa un grido, un’urgenza. Il bisogno di disconnettersi, staccare, dedicarsi ad altro (qualunque cosa voglia dire).

Fuori da questa fabbrica dei bisogni, tutti in cerca dell’ora d’aria. O forse solo incontro al nuovo bisogno di non avere bisogni?

Note del redattore:

1 Homo consumens: la definizione è sempre di Bauman. In quest’ottica il soddisfacimento dei bisogni è una falsa meta o quantomeno una meta temporanea, per le persone, e una minaccia per le aziende. Customer satisfaction? Fino a un certo punto: d’accordo il cliente soddisfatto, ma non troppo, o non definitivamente.

2 Con questo volume Diamond vinse il Pulitzer per la saggistica nel 1998.

Foto di Rodion Kutsaev / Unsplash.

Luca Zanotti

di

Agricoltore biologico a tempo pieno, appassionato di tecniche rigenerative e conservative. Coltivo cereali, legumi, ortaggi e microgreens nell’azienda agricola che porta il mio nome. A tempo perso viaggiatore zaino in spalla.

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