Spesa alla spina online, biologica: il servizio di PortaNatura

Box Frutta e Verdura Bio Porta Natura

[Premessa ai tempi di quarantena anti-CoViD19. Il servizio è garantito e svolto in totale sicurezza: per chi lo prepara, per chi lo consegna e per chi lo riceve. PortaNatura si impegna a garantire le date previste, chiedendo pazienza e comprensione per qualche eventuale slittamento: il numero di ordini è straordinario e le priorità restano l’igiene, la qualità degli approvvigionamenti e del servizio. NB: in questo periodo, per garantire la massima sicurezza per tutti, è sospeso il servizio di ritiro dei vuoti. Altri indicazioni e aggiornamenti sul loro blog].

In occasione del nuovo servizio “Zero Waste” di spesa biologica sfusa a domicilio, sono stata invitata a provare PortaNatura. Nel post che segue ne racconto l’esperienza di acquisto e consegna, e per la seconda volta intervisto il fondatore, che festeggia i 10 anni di attività. 

PortaNatura è uno degli e-commerce di prodotti biologici che osservo da più tempo. Ora, in occasione del lancio del loro servizio di spesa sfusa, li ho finalmente provati in prima persona.

Nel 2017 intervistai il fondatore, Tom Dean, per il mio e-book indipendente che compara tutti i servizi di consegna di cassette di frutta e verdura fresche a domicilio, dedicato innanzitutto ai miei amici milanesi che vanno sempre di corsa, ma vogliono mangiare cibo bio e genuino, meglio ancora se consegnato sul pianerottolo di casa.

PortaNatura apre la sezione dell’ebook dedicata alle realtà biologiche certificate con alle spalle un bacino di produttori agricoli selezionati e prevalentemente locali. La sede è nel Nord-Ovest, nella (bellissima) zona del Gavi, al confine tra Piemonte e Liguria. Le destinazioni di consegna sono:

  • Milano e hinterland, inclusa Monza
  • Torino
  • Alessandria
  • Genova
  • Novi Ligure, la base da cui partono i furgoni proprietari.

Quando mi è stato proposto di provare il loro nuovo servizio di spesa sfusa, plastic free, applicato sia ai prodotti freschi come frutta, verdura, pane e uova, sia a prodotti da banco come i formaggi, sia a tanti prodotti da dispensa come pasta, farine, legumi, semi ecc. ho aderito volentieri, ma per prima cosa ho chiesto di intervistare di nuovo Tom, il papà del progetto (oltre che padre di 4 figli, ndr).

Come sa chi mi segue da più tempo, amo indagare i retroscena e, prima ancora delle cose, mi interessano le esperienze e le scelte umane.

Ciao Tom, ci risentiamo a distanza di 3 anni. Entrambi ancora in pista :-)

Buon segno, no?

Parto subito a gamba tesa e ti confesso una cosa: da comunicatrice, sono un po’ insofferente agli slogan, compreso Zero Waste. Anche sul topic ‘impatto ambientale’ vado sempre molto cauta. Ci sono già troppe aziende che si vantano di salvare il mondo…

Ogni cosa che si fa inquina. Se ci pensi, anche ogni respiro inquina. No, non salviamo il mondo con la spesa, ma neanche comprando una Tesla. In compenso possiamo fare tanti passi positivi verso il futuro.

Questa, secondo noi, è una soluzione che offre tanti benefici. Sia per il contadino, che può distribuire velocemente i suoi prodotti; sia per le persone, che possono ordinare online ottenendo dalla stagione la massima qualità e freschezza. Cerchiamo di far incontrare al meglio le esigenze di fornitori e clienti, senza esuberi, in modo efficiente.

E con una drastica riduzione degli imballaggi. State applicando il vecchio concetto di ‘vuoto a rendere’ all’e-commerce. Siete il primo player in Italia a farlo con prodotti certificati biologici. Un’idea vintage per un servizio contemporaneo. Certo che dev’essere ben complicato…

Sì, per noi è più complicato; ma volevamo farlo. Facciamo come si faceva una volta con il latte e come si fa ancora con le bottiglie di acqua minerale. Solo che lo applichiamo alla nostra filiera.

Oltre ai freschi come frutta e verdura, che consegniamo da sempre in box di cartone riutilizzabili, ora abbiamo aggiunto anche pasta, riso e cereali, legumi, semi e frutta secca, uova, farina, succo di mela. In tutto una settantina di referenze, che andiamo aumentando.

Alcuni prodotti arrivano in contenitori di vetro temprato, riutilizzabili, altri in sacchetti di carta, altri ancora in confezioni di cartone riusabili o, per esempio nel caso del succo di mela, in bottiglie di vetro, sempre riutilizzabili.

Persino il formaggio viene comprato da noi in forme intere; poi è porzionato nel nostro laboratorio e avvolto in carta riciclabile (non in quella oleata, che andrebbe buttata nell’indifferenziato).

Ci facciamo carico noi stessi del ritiro e riutilizzo dei contenitori e, dove serve, della loro re-igienizzazione.

Nel caso del vetro, sterilizziamo i vasi ad alte temperature nel nostro laboratorio interno, con una lavastoviglie professionale. Il vuoto viene ritirato sfruttando la consegna successiva, in un ciclo potenzialmente perpetuo. Il sistema è proprio quello classico del vuoto a rendere, solo che tutto va digitalizzato: la cauzione deve essere riaccreditata sull’account, cosa che ha richiesto lo sviluppo di una sezione apposita del sito; gli autisti vanno formati all’utilizzo di una app specifica, che registra il carico e scarico dei vuoti presso i clienti. Oltre al lavaggio e il reimpiego dei contenitori. Tanto lavoro in più, ma per qualcosa in cui crediamo.

Con questa operazione stimiamo di ridurre la plastica dell’80%; ma puntiamo al 100%. Peraltro stiamo ancora lavorando solo sul primo passo, o meglio sull’ultimo: quello lato cliente. Ma vogliamo risalire ed eliminare piano piano anche tutta la plastica che riceviamo dai nostri fornitori. Con le uova lo stiamo già facendo; con la frutta e la verdura stiamo migliorando via via: puntiamo a far riutilizzare le casse il più possibile.

NdA: il paniere delle referenze disponibili sullo shop di PortaNatura è molto ampio. Attinge prevalentemente a un bacino di produttori locali (dichiarati sul sito e sulle etichette alla ricezione dell’ordine), cui si aggiungono altri fornitori più distanti a km Italia per referenze particolari o quando la stagionalità locale offre poco. Poi ci sono collaborazioni con altri partner affidabili, es. Ecor, Baule Volante ecc.

I contenitori in vetro temprato sono resistenti, ma anche belli ed eleganti, così, chi volesse trattenerli per qualsiasi motivo (magari anche perché vuole fare un ordine estemporaneo, di prova), semplicemente li tiene e non vedrà restituirsi la cauzione.

Posso chiederti come è nata l’idea?

Da più fonti e stimoli. La spinta principale è vedere la quantità di cassette e imballaggi che vengono smaltiti ogni giorno, in qualsiasi mercato o nei negozi stessi. Sono davvero troppi rifiuti, destinati per la maggior parte alla raccolta indifferenziata.

Poi da Raffaella alias Babygreen,* nostra cliente da tanti anni o ora anche collaboratrice per la comunicazione, nonché autrice di tutte le ricette nel sito e che alleghiamo alle cassette. È molto sensibile al tema rifiuti, su cui da tempo lavora con la sua community; ci ha chiesto se fosse plausibile un servizio di spesa sfusa e nel giro di poco ci siamo messi all’opera. È completamente in linea con la nostra visione.

* NdA: oltre che una professionista molto seria, Raffaella Caso è una blogger e comunicatrice bravissima, generosa dispensatrice di ricette e consigli; imperdibile la sua rubrica instagram sul #mealprep, la preparazione anticipata dei pasti settimanali. Il sottotitolo del suo blog è Guida online per mamme (quasi) green; in quel ‘quasi’ evidenziato – a fronte di tanta ostentazione etica che circola – risiede tutta la mia stima.

Abbiamo guardato anche a un modello americano, Loop Store, che nasce come servizio di packaging; alle spalle c’è una grossa azienda di recycling, Terra Cycle. Ci è apparso subito un progetto ambizioso, ma evidentemente fattibile. Nel nostro caso volevamo inserire il tutto nella nostra filiera e filosofia, e applicare il metodo alla vendita di prodotti contadini – che, se ti ricordi, è il mio sogno :-)

E come sta andando?

Se lo sfuso non è fresco, ma resta lì per mesi, allora tanto vale. Senza qualità, lo zero waste non funziona.

Sta andando bene. I volumi sono tali che possiamo garantire una rotazione ottimale. Intendo dire: se il prodotto non è ‘fresco’, se è stantio, allora non è un buon servizio. Capita in tanti negozi che hanno un reparto di sfuso alimentare: quei fiocchi di avena, quel riso, quei semi, da quanto tempo sono lì? Non si sa. Senza qualità non funziona.

Vuoi dirmi anche qualcosa sulla gestione del magazzino? Mi ricordo che ci tieni.

Il nostro obiettivo è sempre quello di avere un flusso continuo di prodotti freschi, senza stock. Di solito, nei negozi ed e-commerce tradizionali, è il rivenditore che si rifornisce, riempie il magazzino e poi, per svuotarlo, deve ‘spingere’ il prodotto verso il cliente: questo metodo si chiama Push-Pull.

A noi interessa partire dal Pull, cioè: il cliente chiede e noi procuriamo. Ci basiamo sulla domanda. In questo modo minimizziamo le eccedenze. Ovvio che suggeriamo, in base alla reale disponibilità dei produttori; sono loro che, per primi, caricano sul sito quello che hanno raccolto. È un altra forma per incentivare la stagionalità e ridurre gli sprechi.

Con che mezzi avvengono le consegne?

In vari modi. Innanzitutto le consegne sono gestite da nostri piccoli partner, non ci affidiamo a corrieri. È tutto sotto il nostro diretto controllo e la catena del fresco viene rispettata.

Miguel è così come si vede: sorridente e disponibile. Ho fatto due chiacchiere con lui e mi ha confessato di essere anche videomaker, nonché gestore di un canale Instagram che promuove piccoli borghi e territori sconosciuti d’Italia, @smoppy_adventures.

A Genova portiamo le cassette in un deposito refrigerato, poi da lì partono le consegne in cargo-bike. Idem a Torino.

A Milano diamo tutto ai nostri fattorini locali Miguel e Luis (la cui famiglia collabora con noi fin dall’inizio), che poi distribuiscono le cassette con il loro furgone frigorifero.

I mezzi sono a gasolio. Puntiamo a fare scelte che incidano sull’impatto ambientale a 360 gradi, ma non possiamo che farlo un passo alla volta.

Da qui in poi l’intervista prende un’altra piega. Iniziamo a parlare di imprenditoria sostenibile, che può essere tale a patto che sia garantita un’efficienza ottimale, che dovrebbe essere tra le prime responsabilità di ogni imprenditore («Paradossalmente dobbiamo imparare alcune cose da Amazon, applicandole però alla nostra missione e al nostro sistema di valori»). Poi di cosa significhi ‘impresa circolare’ in ottica Steineriana; e infine di buon senso, che spesso ci manca. Sarebbe bello riferire tutto, ma non voglio tirarla troppo lunga. Andiamoli a trovare a Gavi e facciamoci offrire un bicchiere di vino biodinamico!

Codice Sconto

I lettori di ConsideroValore possono beneficiare di un buono sconto di 6 € su ogni ordine minimo di 30 €, valido fino al 3 aprile 2020. Per ottenerlo collegati al sito, scopri come funziona e se il tuo CAP è servito, fai l’ordine e inserisci al check-out il codice sconto VALORE.

Consiglio PortaNatura a chi voglia approfittare di una spesa online consegnata a casa, biologica e completa, con una drastica riduzione degli imballaggi.

Post scriptum & Corona Virus

Pubblico questo articolo in pieno tempo di Corona Virus, un’emergenza sanitaria molto critica che ci auguriamo di superare presto, grazie anche al senso di responsabilità di ciascuno, e per cui siamo tutti invitati a non uscire di casa.

Dal momento che le merci possono circolare senza restrizioni, le consegne di PortaNatura si effettueranno regolarmente e in piena sicurezza anche nel periodo in cui vige l’ordinanza ministeriale, con tutte le cautele del caso. L’ordine si paga via internet e i fattorini possono lasciare le box sul pianerottolo; idem, chi avesse un reso dall’ordine precedente, lo può lasciare fuori dalla porta di casa.

Per chi volesse approfondire il backstage di questa realtà, capire com’è nata e come sono costituiti gli approvvigionamenti, ne avevo già parlato qui:

Frutta e Verdura Bio a domicilio: le Cassette di PortaNatura

Tutte le foto sono dell’Autrice, eccetto quelle del mercato che ho ricevuto in prestito.

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Mezza piacentina e mezza milanese, un po’ selvatica e molto digitale. Sono un’ex cittadina apprendista di natura, con il neo della comunicazione. Soffro i veleni spacciati per innovazione, la fuffa romanzata bene e la bellezza che si estingue, non valorizzata.

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