Etichette: istruzioni per l’uso

di | 30 maggio 2014

Ennesimi avvertimenti sulla corretta lettura delle etichette alimentari.

In questi giorni il Ministero della Sanità ha rilasciato un dossier e un opuscolo sulla corretta lettura delle etichette alimentari.

Piccolo inciso: le continue disposizioni per garantire trasparenza verso il consumatore tramutano in certezza il sospetto che ci sia ben poco da fidarsi.

Più che dei prodotti scaduti, preoccupiamoci di quelli scadenti.

Tornando all’informativa del Ministero, commentata da numerosi blog salutisti: si tratta di una mappa per orientarsi nei dati, non certo per interpretarli. L’ho letta per intero e direi che le istruzioni fondamentali sono queste (alcune già ben note):

  • gli ingredienti sono sempre presenti in ordine di quantità, salvo rare eccezioni; motivo per cui se in un succo di frutta lo ‘zucchero’, o il suo sostitutivo, è scritto per primo, si compri quel succo a patto di sapere che richiama la frutta come idea platonica; idem nelle barrette di cioccolato: valutate quando l’ingrediente cacao dista dai due punti prima dell’elenco e poi fate voi;
  • finalmente verrà resa obbligatoria l’identificazione specifica dell’origine degli oli vegetali, in modo da rendere la voce più chiara e meno subdola (o ingannevolmente safe), soprattutto quando si riferisce a oli tropicali tutt’altro che sani (e ahimè spesso presenti anche in alimenti biologici, e spessissimo in quelli per bambini);
  • quando c’è scritto da consumarsi ‘preferibilmente’ entro, non significa che l’alimento diventa nocivo dopo quel termine; significa semplicemente che non si garantisce più il suo ‘standard’ di sapore e di fragranza (e ci mancherebbe, aggiungiamo noi; ormai non si decompone praticamente più nulla). Se la responsabilità ci spaventa e si preferisce ricevere un ordine più perentorio, allora si cerchi dov’è scritto solo ‘da consumarsi entro’ (nei freschi).

Mio criterio generale: più che dei prodotti scaduti, preoccupiamoci di quelli scadenti.

Piadina Il mio casale
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Ecco un’etichetta che ci piace, per chiarezza e qualità degli ingredienti. Il prodotto è di un’azienda riminese che abbiamo già avuto modo di ‘assaggiare’, Il mio casale.

Cosa ne pensa Berrino, anzi no, Pollan

Dopo questo bla bla noiosetto, veniamo al momento citazionista. La fonte è il bel volume di A. Villarini – G. Allegro, Prevenire i tumori mangiando con gusto, 2009, Sperling & Kupfer: un libro di criteri e ricette, utile in tutti i casi, a prescindere dalla profilassi antitumorale.

In tema di etichette, nella prefazione, Franco Berrino* cita a sua volta da un altro autore (Michel Pollan, In difesa del cibo, Adelphi 2009) e fornisce istruzioni elementari, a prova di bisnonna:

Andiamo a fare la spesa accompagnati dalla bisnonna (la nonna potrebbe essere troppo giovane) e tutto quello che lei non riconosce come cibo, non compriamolo.
Leggiamo le etichette, e se ci sono parole di cui la bisnonna non conosce il significato, parole impossibili da pronunciare, o se ci sono più di cinque ingredienti, o se è presente sciroppo di glucosio o fruttosio, non compriamo.
Se c’è scritto che è stato aggiunto qualcosa che fa bene alla salute, non compriamo.**

L’ultima istruzione la dice lunga. Santé.

* Sapete chi è, immagino. La Bignardi lo ha reso famoso e poi YouTube, Cascina Rosa e la sua prolifica attività divulgativa hanno fatto il resto. Non c’è scuola nutrizionale che non lo citi, dunque in un certo senso potremmo usarlo come passepartout per l’approccio alimentare salutista, a monte delle ramificazioni particolari.

** Se il libro vi ispira e se volete leggerne qualche recensione, lo trovate on-line sul Giardino dei libri.

Immagine di copertina: Modello di carrello della spesa ‘lungimirante’, con lente di ingrandimento incorporata. Invenzione della casa tedesca Wanzl. Se conoscete un supermercato che ne fa uso, segnalatemelo.

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Antonella Gallino

Mi piace mettere in contatto persone, talenti e territori. Credo poco nella verità, molto nelle interpretazioni. Aborro i supermercati e i veleni, soprattutto quelli invisibili. Da anni mi documento, frequento produttori e mercati contadini, tempesto tutti di domande, poi assaggio con il palato e verifico con lo stomaco. Mi piace chi parla chiaro e con trasparenza, chi era già biologico prima del trend e chi lo diventa perché ci crede.

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