Epigenetica

Epigenetica: come alimentazione, emozioni e ambiente possono influenzare il dna

di | 16 agosto 2018

Cos’è l’epigenetica, di cui ultimamente si parla così tanto, in relazione all’alimentazione e non solo? Provo a spiegarla facile.

Epigenetica è la branca della scienza che studia le mutazioni genetiche di superficie, cioè quelle che non alterano la composizione del dna vero e proprio, ma condizionano l’espressione dei suoi geni.

In termini più scientifici, si definisce segnale epigenetico un cambiamento che non modifica la sequenza ‘nucleotidica’ di un gene (cioè quella che contiene le informazioni di base), ma ne altera l’attività. Ne sono soggetti tutti i mammiferi, dunque anche noi esseri umani.

Cosa vuol dire?

Con una similitudine efficace di Robert Waterland, ricercatore del Baylor College of Medicine di Houston, Texas:

Se paragoniamo il DNA all’hardware di un computer, l’epigenetica è il software che stabilisce ciò che il computer può e deve fare.

Epigenetica: il dna non è il tuo destino
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Copertina di Time, 18 gennaio 2010. Cover Credit: @ Kevin Van Aelst for Time.

Nel corso della vita di ciascuno, l’espressione genica può restare potenziale o rendersi manifesta a seconda che i geni vengano silenziati o attivati – proprio come i tasti di uno strumento.

Queste regolazioni epigenetiche (che potremmo intendere come una sorta di modulazioni), pur non alterando il genotipo, possono tuttavia essere ereditate ed ereditabili, cioè transgenerazionali; ma sono al contempo reversibili (e questa è un’ottima notizia).

Cito da Francesco Bottaccioli, direttore della Scuola Internazionale di Medicina Avanzata e Integrata e di Scienze della Salute:

Il nostro patrimonio genetico può produrre risultati relativamente diversi a seconda del tipo di regolazione epigenetica che si realizza, la quale segue stimoli ambientali e interni.

Alimentarsi in un certo modo, fare o non fare attività fisica, essere amati da piccolissimi (e da adulti!), vivere in un ambiente inquinato, avere una malattia cronica, in definitiva la regolazione della nostra vita da fattori esterni e interni, si traduce in una regolazione epigenetica del genoma.

«Ma il dato più sconvolgente di queste nuovissime ricerche», continua Bottaccioli, «anche se il loro padre, l’inglese Conrad H. Wattington, cominciò a lavorarci negli anni ’40 del secolo scorso, è che esperimenti su piante e animali dimostrano che le modificazioni epigenetiche possono essere trasmesse alla generazione successiva.

Il che, se confermato, avrebbe conseguenze importanti sulla medicina dal punto di vista diagnostico (mappa epigenetica del cancro, per esempio) e terapeutico (possibile relativa semplicità di influenzamento dei meccanismi di metilazione [cioè modifica, ndr] rispetto alle fantasiose “terapie geniche”). Ma avrebbe eccezionali conseguenza anche sulla nostra idea di evoluzione. L’odiato Lamarck si prenderebbe una rivincita verso il neo-darwinismo oggi imperante».

A questo proposito, sul web ho trovato alcune vignette niente male.

La cosa che più mi colpisce non è tanto sapere che il dna non è quella tegola ereditata che predetermina tutta la nostra vita (cosa che si era già abbondantemente evidenziata nello studio dei gemelli omozigoti), ma che la scienza arrivi ad acclarare che le alterazioni epigenetiche sono condizionate da fattori ambientali, emotivi e alimentari, così come dal complesso equilibrio tra tutte queste cose.

 

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Ricavo questa vignetta dall’articolo Salute: cibo, nuove prospettive per contrastare invecchiamento, malattie degenerative e tumori, pubblicato su Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Fonte immagine.

La traduco in un modo molto semplice: la carta d’identità dei nostri geni non produce, come output, la totalità di quello che il nostro corpo manifesta. Contano molto anche le esperienze, lo stile di vita e l’ambiente, cioè malattie, educazione familiare, dieta alimentare, esposizione ad agenti tossici e allo stress, rapporto con i genitori, traumi in età infantile ecc. Tutti questi fattori influenzano così tanto il nostro organismo che incidono persino sull’espressione superficiale (epi-) dei geni stessi.

Inutile dire che anche i quest’ottica il cibo e lo stile di vita rappresentano una leva di salute fortissima.

Tutto quello che vivo e scelgo di vivere incide sul mio corpo e il mio stato di salute.
Trovo questo genere di scoperta molto liberante e responsabilizzante nello stesso tempo. Liberante, perché il patrimonio genetico con cui nasco non è la gabbia stringente con cui devo fare i conti. Responsabilizzante, perché tutto quello che vivo e in una certa misura scelgo di vivere, incide sul mio corpo e il mio stato di salute, e persino su quello delle generazioni successive alla mia.

Lo avevo già capito – dirlo sembra quasi una banalità – ma ora che anche la scienza lo ha acclarato, l’approccio medico ne dovrà tener conto.

I primi che suggerisco di consultare a questo proposito sono i biologi nutrizionisti, alcuni dei quali sono da tempo sono attenti a questo tipo di ricerche e le hanno ufficialmente integrate nel proprio approccio terapeutico e nutrizionale.

Ricordo ancora l’incontro cui assistetti della dottoressa Laura Garnerone,* lo scorso dicembre, alla Biblioteca Passerini Landi di Piacenza, sul legame tra alimentazione, (epi)genetica ed emozioni. Ne riporto qui qualche passaggio, a mo’ di sintesi e conclusione.

Epigenetica è lo studio di come ambiente, pensieri ed emozioni possono influenzare i nostri geni nel loro strato più superficiale (e fortunatamente reversibile).

Dunque non è solo l’ereditarietà a condizionare la nostra salute, ma anche una serie di altri fattori esterni e interni, molto più governabili, capaci di fungere da silenziatori o attivatori della nostra ‘espressione genica’.

In un «mondo obesògeno» [espressione che mi è piaciuta molto, ndr], imparare a riconoscere cosa può danneggiarci e nello stesso tempo capire come funziona la nostra complessa unitarietà psicofisica, sono due facce della stessa responsabilità.

Che ne pensate?

* Nel corso della rassegna Nutrimente, a cui anch’io ho partecipato con il mio intervento sulla spesa sana (che da allora è diventato un tour!) e che ho presentato qui: Mangiare meglio a partire dalla spesa: il mio esordio in pubblico.

Immagine di copertina: © Gordon Jhonson.

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Antonella Gallino

Mi piace mettere in contatto persone, talenti e territori. Credo poco nella verità, molto nelle interpretazioni. Aborro i supermercati e i veleni, soprattutto quelli invisibili. Da anni mi documento, frequento produttori e mercati contadini, tempesto tutti di domande, poi assaggio con il palato e verifico con lo stomaco. Mi piace chi parla chiaro e con trasparenza, chi era già biologico prima del trend e chi lo diventa perché ci crede.

One Response to “Epigenetica: come alimentazione, emozioni e ambiente possono influenzare il dna”

  1. Marco Stefano Zappia

    Aggiungo il mio punto di vista sull’Epigenetica (anche grazie a una conferenza del vostro circuito che ho ascoltato ad Agazzano).

    Penserei al nostro divenire comparandolo alla musica. Dietro all’ascolto di un brano, una realizzazione musicale prevederebbe, se classicamente parlando:
    – uno spartito di note (il codice ereditario del DNA)
    – un insieme di strumenti indispensabili e necessari per tale partitura
    – un ensemble di strumentisti ovvero i musicisti esecutori (magari prescelti da un direttore d’orchestra…)
    Se lo spartito scritto o ereditato da qualcun altro può raffigurarsi come il codice DNA, e gli strumenti musicali come le situazioni e le circostanze che la vita ci offre (da “imbracciare”, affrontare, accordare), i musicisti esecutori potrebbero rappresentare le capacità, allenate o meno, che mettiamo in gioco. Attraverso le interazioni con ambienti e contesti ne nasce il risultato manifesto, ossia la Musica della vita.
    Il risultato quindi della grande opera musicale della vita di ciascuno, forse dipende in gran parte dagli interpreti ai quali la si affida in esecuzione.

    In tale ottica assume un valore ancora maggiore il gran tema del “sapersi ascoltare”, ma non solo una volta, bensì provandoci costantemente, frequentemente e con ottimo impegno, affinché le varie correzioni “in corso d’opera” siano rese fattibili magari da un direttore d’orchestra (che saremmo noi stessi, o forse meglio, il nostro “Io” autoeletto, il più capace nell’ensemble disponibile degli orchestrali).

    L’epigenetica è anche, e molto più incisivamente di quanto si sia portati a credere, influenzabile attraverso la Meditazione. I benefici effetti del praticare correntemente e correttamente la Meditazione culminano nei recenti riconoscimenti dati dalle neuroscienze, che ci parlano di straordinari effetti: sulle funzioni cognitivo- percettive, sulla concentrazione sostenuta o protratta, sulle funzionalità degli organi vitali indipendenti dal nostro diretto controllo, sulle capacità intuitive e di acutezza della mente, che non si sospettano neppure lontanamente spesso di avere nelle varie frenesie quotidiane.

    La benefica efficacia assodata quindi, della pratica meditativa, conclamata e verificata pure con le neuroscienze, è estendibile a chiunque sappia dar spazio e ordine in sé, spesso e volentieri, già solo per poter “autoeleggere” un direttore d’orchestra che quindi possa scegliere di volta in volta efficacemente gli interpreti nella propria Vita musicata. A volte il direttore può trovarsi in vacanza, o in periodo di indisponibilità o inadeguatezza, ma allora a maggior ragione è importante richiamarlo spesso in sé al suo posto, sul suo palco (che per oneri e onori gli spetta di diritto) o tuttalpiù provvedere ad assegnare il ruolo di sostituto ad altri capaci e talentuosi musicisti che possano fare altrettanto bene.

    Meditate, gente, meditate…

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