Mangiare meglio a partire dalla spesa: il mio esordio in pubblico

Lo scorso 15 dicembre, complice un invito di cui sono grata, ho tenuto alla Biblioteca Comunale Passerini Landi di Piacenza l’incontro Come mangiare meglio a partire dalla spesa. Era il terzo e ultimo di una serie di appuntamenti che affrontavano il rapporto tra alimentazione, salute e benessere: la rassegna Nutri-mente.*

I primi 2 incontri erano dedicati a cosa mettere nel piatto; il terzo era invece focalizzato su come fare la spesa ed era diviso in due parti: nella prima parlavo io, in veste di ‘libera ricercatrice in spesa contadina’, e nella seconda era relatrice la biologa nutrizionista Mirella Del Ròcino, a proposito di etichette alimentari.

In versione ridotta, cercavo di realizzare nientemeno che il mio scopo nella vita, cioè:

  1. dare alle persone una serie di indicazioni su come e dove fare la spesa, mettendo a confronto filiera corta e filiera lunga tra vantaggi e svantaggi dell’uno e dell’altro metodo;
  2. offrire una panoramica di soluzioni pratiche, di pronto uso, con punti di riferimento localizzati sulla zona di residenza della platea. Inutile dire che in questi esempi mi interessava citare di tutto, tranne che i supermercati (neanche quelli verticali sul bio), che si difendono bene da soli, e tantomeno le boutique del cibo, che mettono in scena una rappresentazione estetizzante che ha poco a che vedere con la genuinità contadina che piace a me.

Nutri-mente: cibo, salute ed emozioni serviti in biblioteca

La locandina con il programma completo della rassegna Nutri-mente.

Faccio prima un passo indietro a proposito della rassegna Nutri-mente. Oltre a me erano coinvolte varie personalità del mondo della ricerca medica: professioniste specializzate in biologia e nutrizione, gastroenterologia, alimentazione e dietetica. I temi erano affrontati da punti di vista leggermente diversi, ma molto ben interconnessi.

Negli incontri precedenti al mio si era parlato di dieta a base vegetale in ottica salutare e preventiva (rel. Daniela La Commare); di corretta organizzazione e composizione dei pasti (Samanta Mazzocchi); di dna, emozioni e assorbimento dei nutrienti (Laura Garnerone); del dibattuto sul latte vaccino (Rosalia Sgorbati).

Traduzione di un’immagine dell’Environmental Working Group a cura di Lifeme.it: Sostanze tossiche in gravidanza: dalla madre al feto e oltre.

L’intervento che mi ha colpito di più è stato quello della dottoressa Garnerone, biologa nutrizionista, che ha fatto alcune importanti considerazioni – supportate da studi scientifici – sul legame tra alimentazione, (epi)genetica ed emozioni.

Riporto un esempio che mi ha folgorato. Nel corpo di ogni donna gravida sono già contenute 3 generazioni: quella della gestante stessa, quella del feto in grembo e quella delle cellule già presenti nel suo piccolo apparato riproduttivo.

Dunque le scelte alimentari della madre incidono non solo su se stessa, non solo sulla salute a lungo termine del bimbo che andrà a partorire, ma anche sui suoi nipoti, in modo molto più diretto ed evidente di quanto magari non immaginiamo.

Per approfondire i temi legati all’evento consiglio la bibliografia online: una piccola miniera di titoli.

Spesa contadina: una spesa più umana

Vengo ora al mio intervento. L’ho articolato in due parti, la prima più provocatoria e di ragionamento, la seconda più concreta.

Prima parte: il peso della spesa

Sono partita dall’etimologia della parola spesa e di lì ho cercato di tirare un filo che mettesse in evidenza tutte le variabili, spesso contraddittorie, che sono in gioco quando compriamo. L’immagine più efficace e dissacratoria che ho trovato per rappresentare questa dinamica è quella della coperta corta.

L’obiettivo era anche quello di parlare tra pari, senza assumere i toni moralistici che a volte caratterizzano la retorica del consumo consapevole (che probabilmente non esiste; esiste il consumo ragionato ed emotivamente indirizzato). Per farlo mi sono riallacciata alla mia esperienza personale di ricerca, iniziata ufficialmente nel 2010, quando ho deliberatamente spento la parte milanese dei miei geni per (ri)attivare quella piacentina :-D 

Ho poi messo a confronto filiera lunga e filiera corta, cercando provocatoriamente di fare l’avvocato del diavolo e di evidenziare per quali motivi il sistema della grande distribuzione ci conquista, vizia e fidelizza in un modo che mette astutamente in secondo piano i difetti e i limiti di quel tipo di approvvigionamento, valorizzandone molto bene i pregi.

Per aiutarmi in questo ragionamento ho anche citato uno spezzone del bellissimo cortometraggio Con i piedi per terra. Un viaggio tra terra e cielo, realizzato a cura di Radici nel cielo. Oggi quello stesso spettacolo è una tournée teatrale in giro per l’Italia.

Della spesa alternativa – che in assenza di aggettivi migliori mi è piaciuto definire “spesa umana” (hashtag che ho lanciato anche su Instagram) – ho presentato le caratteristiche salienti, non tanto mettendole a paragone con il sistema della gdo (diversa per paradigma e per numeri, dunque schiacciante in partenza), ma assumendo come prioritari altri parametri di giudizio, che a mio avviso possono diventare una leva così forte, da scardinare persino l’abitudine di andare al supermercato.

Seconda parte: a ogni acquirente la propria spesa tipo

In questa sezione ho presentato una panoramica di soluzioni praticabili e a portata di mano per fare una spesa più informata, genuina e disintermediata.

Per enucleare questo vasto insieme, ho prima esposto i 3 gruppi con cui ho identificato gli archetipi degli acquirenti tipo. Niente di scientifico (anche perché ciascuno di noi è probabilmente un ibrido tra i 3 tipi), solo una semplificazione che potesse fungere da ilare criterio ordinatore ;-)

Dopodiché ho esposto una certa quantità esempi (con foto), che andavano dalle opportunità più militanti (gruppi d‘acquisto solidale, autoproduzione, autoraccolta, partecipazione a forme di finanziamento preventivo ai produttori), a tutta la generosa fascia intermedia che comprende mercati contadini, spacci agricoli e la vendita diretta presso le stesse aziende, fino alle soluzioni zero sbatti come la consegna delle cassette a domicilio o a quelle intermedie ma comunque preziose e valutabili caso per caso, come l‘Alveare che dice sì e altri servizi virtuosi di rivendita a filiera ridotta (online o fisici).

Com’è andata

È andata molto bene: la sala era piena (tutti questi incontri sono stati molto partecipati, a dimostrazione del fatto che la sensibilità su questi temi è crescente), ero a mio agio ed emozionatissima nello stesso tempo e, cosa meravigliosa, sono venuti a sostenermi diversi produttori agricoli che stimo, che trovate tutti selezionati e recensiti nella mia mappa:
Az. Agricola Verde Lattuga
Casa Della Memoria Casella Agriturismo
Cooperativa La Magnana

Un format replicabile

Grazie a chi c’era, a chi avrebbe voluto esserci e a chi mi inviterà! Per i più curiosi, queste sono le slide che ho preparato per l’occasione:

Mi piacerebbe avere l’opportunità di riproporre l’incontro anche in altre sedi (scuole, biblioteche e altre aggregazioni interessate), dando spazio alle domande del pubblico e al dialogo con i produttori presenti. La spesa che abbiamo definito ‘umana’ è innanzitutto uno scambio reale, faccia a faccia, con chi produce, che oltre ai beni genera sapere e fiducia.

Chiunque fosse interessato a ospitare l’evento, può scrivermi per ricevere il programma in dettaglio, sapendo fin d’ora che la seconda parte è declinabile su ciascun territorio.

* La rassegna Nutrimente è stata voluta, curata e molto ben organizzata da Laura Ghisoni e Nicoletta Dallavalle. Ho apprezzato molto la volontà e il coraggio di portare in biblioteca – cioè in uno spazio esplicitamente culturale, e di servizio pubblico – un argomento così delicato, soggettivo e nello stesso tempo sociale, come il rapporto tra alimentazione e salute. Complimenti per l’iniziativa e grazie dell’invito!

Immagine di copertina: © Alfredo Miguel Romero.

di

Mi piace mettere in contatto persone, talenti e territori. Credo poco nella verità, molto nelle interpretazioni. Aborro i supermercati e i veleni, soprattutto quelli invisibili. Da anni mi documento, frequento produttori e mercati contadini, tempesto tutti di domande, poi assaggio con il palato e verifico con lo stomaco. Mi piace chi parla chiaro e con trasparenza, chi era già biologico prima del trend e chi lo diventa perché ci crede.

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