Perché non mi tingo (più) i capelli

Smettere di tingersi non è affatto facile. È una piccola rivoluzione, una transizione sofferta e a volte complicata. Ma la libertà che si guadagna è impagabile. 

Colore: dal piacere al dovere

Da tempo ero diventata insofferente alla tinta. Un nome che già in sé mi suonava vecchio e che avevo imparato a sostituire con colore, più edulcorato e professionale. Ma comunque non mi andava giù.

Da ragazza mi tingevo per divertimento, senza averne necessità. Sperimentavo nuances, sfumature, cachet all’acqua (negli anni Ottanta noi teenagers li chiamavamo così). Il fatto di osare mi dava forza. Poi, a un certo punto, la scelta non ce l’avevo più.

Ero ancora giovane, forse avevo sfiorato da poco i trenta. Tra i miei capelli, i bianchi avevano raggiunto il quorum per richiedere la tinta obbligatoria. Ma, a differenza di quando mi spalmavo le pappe in testa giocando con i colori e schizzando ovunque nel bagno di casa, ora servivano professionalità e accuratezza. Non potevo permettermi di fare le cose in modo approssimativo: ogni filo bianco doveva essere stanato e verniciato.

L’invasione dei bianchi e l’inizio della schiavitù

E così ho iniziato la dipendenza dal parrucchiere. Cosa strana per me, perché di schiavitù o fidanzamenti combinati non ne voglio. Voglio poter scegliere; poi, di fatto, sono una fedelissima – chi mi frequenta lo sa. 

Qui si vede bene il grigio che avanzava sul colore: disagio. (Isola di Ponza)

A un certo punto i bianchi erano tantissimi. Io ho i capelli molto folti (teoricamente è un pregio), in più crescono velocemente. Nel giro di poco mi veniva la coroncina intorno alla testa. Orrenda. Inguardabile. Evidentissima. Tutto, pensavo, sarà meglio di questa roba, che mi fa sciatta, trascurata e più vecchia di quella che sono. Nel frattempo gli anni erano diventati 35.

I capelli erano sempre più ramati alla radice. (Val Devero)

Un altro difetto di questa situazione è che, avendo tanti bianchi, anche le tinte castane o brune non prendevano benissimo, e l’effetto “scaricava” (cioè scoloriva) in fretta, fino ad assumere tonalità ramate, che non mi piacevano per niente e non facevano che evidenziare il sostrato bianco (vedi foto a lato).

La prova della parrucca e altri tentativi

Iniziai a farli crescere senza riprendere più il colore. Ero orribile.

Andai in un negozio di parrucche, a Milano, per fare una prova con un toupé corto brizzolato. Mi guardai allo specchio e per poco non urlai dallo spavento. La stessa commessa cercò di dissuadermi: «Ma se non è obbligata, chi glielo fa fare?».

Andai dal mio hair stylist di allora – che adoravo, fedelissima – che mi disse: «Se vuoi smettere di tingerti, devi cambiare parrucchiere». Mio fratello: «Quando la nonna ha smesso di colorarsi, è stato il suo più grande atto di resa». Un caro amico: «Non farlo, ti invecchia». Alcune amiche vedevano la crescita e dicevano: «Così no». Eccetera.

Ma la mia insofferenza montava e non mi risolvevo a passarci sopra facilmente. Nel frattempo ho comunque fatto una serie di tentativi per fare melina, tra cui le mèches bionde, per camuffare il chiaro che affiorava. Ma io, che sono olivastra, da bionda non mi vedevo per niente!

Presto, una colata di vernice!

Poi, a fine 2009, mancò mio padre. Per il funerale sapevo che sarebbero venuti tutti i suoi amici e colleghi, e non volevo certo essere in disordine. Non feci in tempo ad andare dal parrucchiere: mi spalmai in testa una vernice coprente nera corvino di una marca qualsiasi e mi presentai così. Dovevo parlare all’ambone e volevo essere a posto.

Cordogli a parte, tutti mi dissero che stavo benissimo e che i capelli scuri facevano risaltare meglio gli occhi chiari. Ho persino un vago ricordo di qualcuno che mi guardava in chiesa con fare da broccoleur

Non ricordo come la presi. So solo che con quella colata avevo azzerato tutti gli sforzi precedenti: ero tornata daccapo.

Cambio di vita

Nel frattempo cambio città, anzi regione, anzi habitat. Mi ammalo di un morbaccio che mi mette al palo e mi imbruttisce un tot (ne parlerò magari in un altro post). In compenso comincio a guardarmi intorno e non faccio altro che notare bellissime donne canute. Alcune anche molto giovani.

Inizio a fotografarle col cellulare, a loro insaputa. Mi creo una cartella di belle donne molto femminili e convincenti, bianche. [Ce le ho ancora e ogni tanto rivederle mi fa sorridere. È una tecnica che consiglio].

Mi riguardo Il diavolo veste PradaOcchei, sono convinta.

E poi… la Zely

Un giorno vedo un bel taglio in testa a un’estetista che lavorava nel paese a 3 km da casa mia. Mi piaceva il taglio, il colore non c’entrava; ma era pur sempre un inizio. Mi fa il nome di un parrucchiere a Piacenza città, dal nome altisonante: Salone Regina

Teoricamente avrei dovuto chiamare per l’appuntamento, ma prima volevo farmi un’idea del posto e delle persone. Così, un giorno, inizio a piantonare un po’ l’ingresso, studiare oltre la vetrina, vedere chi esce e come… Finché non entro.  

Non mi ricordo bene il giorno e l’ora e quanta gente ci fosse in negozio (non poca, comunque). Tentai di imbucarmi senza appuntamento. Mi armai di savoir faire e chiesi «una consulenza sul colore». Inutile girarci intorno: era la cosa di cui avevo più bisogno.

Dopo qualche manciata di minuti avevo davanti un bello specchio e dietro Zelinda, agile e minuta, dallo sguardo vispo. Da come affrontava la questione e dalle domande che mi faceva, capii subito che sapeva il fatto suo: nel giro di dieci minuti mi sono sentita in ottime mani.

La transizione dal bruno al bianco in un anno circa

Da lì in poi abbiamo iniziato un processo che forse sarebbe meglio spiegasse lei. Io ho partecipato solo dettando le mie condizioni: non volevo passare dal corto a spazzola, dunque bisognava creare una strategia della transizione. Mi sono fidata.

Zely mi ha ascoltato e mi ha cucito addosso una soluzione – o per meglio dire una serie progressiva di soluzioni – in cui si alternavano gradualità e audacia. Faceva leva su quello che c’era, cercando di valorizzarlo, e contemporaneamente andava nella direzione che avevamo deciso. Per esempio io davanti avevo un ciuffo bianco consistente, che Zely ha pensato subito di far affiorare, come primo lampo di luce, ricavando una frangia corta. Per il resto, il colore tradizionale iniziava a cedere il passo a una serie di colpi scuri (fatti con la stagnola), via via sempre più radi.

Mi sono trovata molto bene, perché è stato un processo creativo, partito dopo aver tolto tutti i pregiudizi, senza l’obbligo di fare qualcosa dettato dall’esterno, ma semmai valorizzando la mia identità naturale

Come potete vedere dalle foto, ci sono volute tenacia e pazienza.

40 anni: è fatta!

Al compimento dei quarant’anni ho fatto una festa che è durata un week-end. Dei quaranta in quanto tali non mi fregava granché, era solo un’occasione per celebrare una serie di passaggi di vita che nel frattempo avevo fatto e abbracciare in un colpo solo tutti i miei amici, rendendoli partecipi di tante cose che erano cambiate o stavano cambiando.

Appena prima della festa feci un taglio tattico, facendo pulizia di tutte le code residue colorate. La questione capelli era ormai completamente risolta, e anche chi non mi vedeva da qualche anno e non sapeva nulla di quella scelta, rimase piacevolmente colpito: «Stai bene!».

Il cortometraggio a cura di MaGestic Film

L’anno scorso, chiacchierando con Zely, ci viene il desiderio di raccontare non solo la mia storia, ma anche quella di altre donne che come me avevano smesso di tingersi o che, da giovani, volevano provare l’ebbrezza di portare i capelli bianchi.

Indubbiamente il metodo migliore sarebbe stato fare un video; ma bisognava farlo con cura, affidandolo a dei professionisti. Non facciamo in tempo a pensarlo, che la casa di produzione MaGestic Film si incarica della cosa e comincia un lavoro meticoloso di riprese, che attraversa i mesi e soprattutto le vite di 4 donne canute, tra cui me.

Inutile dire che mi sono divertita molto. Ecco il risultato, un cortometraggio di 13 minuti che secondo me parla molto a tutte le donne, indipendentemente dal colore dei capelli:

Qui trovate invece l’intervista a Zelinda (2 minuti ca.), con il suo punto di vista. Sentire la sua versione, dall’altra parte del pettine, mi ha molto incuriosito. Vi assicuro che solo 5, o peggio 10 anni fa, trovare un professionista disposto ad accompagnarti in questa piccola follia, e tanto meno a coglierla come sfida, era tutt’altro che facile.

 

di

Mi piace mettere in contatto persone, talenti e territori. Credo poco nella verità, molto nelle interpretazioni. Aborro i supermercati e i veleni, soprattutto quelli invisibili. Da anni mi documento, frequento produttori e mercati contadini, tempesto tutti di domande, poi assaggio con il palato e verifico con lo stomaco. Mi piace chi parla chiaro e con trasparenza, chi era già biologico prima del trend e chi lo diventa perché ci crede.

39 commenti

  1. Ciao Antonella mi chiamo Maura ho 45 anni e anch io sono dalla tua parte. Ho i capelli corti un po a cresta e sono schiava della tinta visto che a casa specialmente mia figlia mi fa notare subito quando intravede qualche capello bianco, ma ormai sono arcistufa di questa schiavitù, ogni 15 gg dal parrucchiere e sinceramente mi sento molto apatica , piatta … non ho un identità… mi è sempre piaciuto avere i capelli corti e da un po’ pensavo a non tingerli più ma è più la paura dei miei familiari che la mia… sono intanto contenta di queste testimonianze… ora mi manca quel via… per poter dare il colpo definitivo… so già che mi darebbe un enorme carica e in unicità particolare…. spero avvenga presto , un grande abbraccio, spero di farti sapere al più presto !!!

    1. Cara Maura, inizia a guardarti in giro e a notare le bianche che circolano, come lo fanno, qual è la loro femminilità e come la portano, su cosa puntano per sentirsi bene con se stesse (alla fine la chiave è quella). Ti dicessi che è un colore come un altro, bè, un po’ mentirei. Ma se lo porti a tuo modo, se ti piaci, se ci giochi e se ne approfitti per valorizzare la tua persona e immagine a tutto tondo, allora ci hai senz’altro guadagnato :-) Buona muta!

  2. Anche io sono una dal capello bianco precoce, ho iniziato a vedere i primi attorno ai 21 anni e poi più avanti a tingermi, in genere di nero che era praticamente il mio colore naturale. Circa tre anni fa (ora ho 46 anni) la mia parrucchiera mi ha suggerito di smettere di tingermi e di passare al grigio, cosa che segretamente io avrei voluto fare anche da più giovane ma non avevo mai osato fare, nell’assurda convinzione che una mora non potesse portare un colore o non-colore così diverso dal suo.

    La transizione è durata parecchio, più o meno sei mesi tra l’ultima tinta e la prima decolorazione: la mia fortuna è che all’epoca portavo i capelli molto corti, quindi ogni tanto potevo tagliar via un pezzo di capelli colorati.

    Adesso ho il colore che voglio: ogni tanto (due/tre volte l’anno) decoloro completamente i capelli, li tonalizzo di grigio non troppo scuro e poi lascio che ricrescano: ho ancora una ampia base di capelli neri e quando iniziano a crescere l’effetto è ottimo, al punto che spesso mi capita che mi chiedano dove e come sono riuscita a farmi i capelli con quell’effetto.

    Certo sono capelli da “mantenere”, ma il segreto per chi si decolora è trovare un professionista che sa quel che fa, per non rovinare i capelli e soprattutto per evitare l’effetto giallo al primo shampoo.

    Devo dire, infine, che per me non è stata una transizione sofferta, e anche chi è vicino a me non ha messo becco nelle mie scelte (anzi, le apprezza). A chi ha commentato qui e sta cercando ancora la sua strada dico di avere coraggio e di mettersi alla ricerca del parrucchiere giusto, e poi il resto verrà da sé :)

    1. Ciao Daniela, grazie del tuo passaggio e incoraggiamento – e complimenti ai tuoi familiari che non si sono opposti (sapessi quanti mariti e figli ho sentito che osteggiassero la cosa, e non è una remora facile da vincere).
      Della tua testimonianza mi ha colpito questa frase: «… nell’assurda convinzione che una mora non potesse portare un colore o non-colore così diverso dal suo». Confermo, questa convinzione c’è :) Però, a onor del vero, io mi sento ancora ‘mora dentro’… Forse solo un po’ più saggia :-D

  3. Ciao a tutte,
    mi sono imbattuta in questo articolo perché ho googlato “come smettere di tingermi i capelli”.
    In effetti non ne posso più di queste tinte che per quanto di autodefiniscano “non aggressive” hanno ridotto i miei stupendi capelli ad un’arida steppa.
    Ho 53 anni e li tingo dall’età di 24: precocemente canuta, troppo precocemente.
    Sono nata castana ma adesso li ho biondi e al momento la mia parrucchiera mi consiglia di continuare a tingerli ma io sono contraria: sono in difficoltà perché porto ancora i capelli lunghi e difficilmente potrei tagliarli corti (per via della forma del mio viso) .
    Abito a Torino e Piacenza è veramente troppo lontana per me altrimenti avrei già telefonato al salone Regina.
    Mi domandavo se la tua Zelinda avesse qualche collega da consigliarmi qui a Torino.
    Grazie in anticipo.

    1. Ciao Lina, grazie a te della condivisione e del passaggio.
      Ti do due dritte: scrivi al Salone Regina su FB, riferisciti a questo mio articolo e chiedi se hanno qualcuno da consigliarti a Torino. Non si sa mai, Zelinda e il suo team sono molto viaggiatrici e dinamiche, in formazione continua, e senz’altro parte di una rete di professionisti estesa.
      Oppure, piano B (local guide), mi sono permessa di interpellare una giovane collega, che alterna tra decolorazione e mélange brizzolato, con un taglio corto e capelli forti, la quale mi dà queste indicazioni:
      – Max&Masina, a Rivoli, uno dei top in zona
      – Veronica Racca, a Torino, in via Francesco Morosini 4: superbrava nel taglio, non testata come colorista, ma così empatica nei modi che potrebbe essere molto adatta per accompagnare nella transizione
      – Stiledomani, a Piossasco: Angela è una colorista eccezionale, studia in Germania, ma soprattutto è bravissima a capire e interpretare le esigenze individuali.
      La vostra piazza è molto ‘su’ dunque mi dicono che nessuno di questi è low cost; ma per una scelta così importante e ‘definitiva’ magari può valere la pena. Io selvatica ero prima e ora rimango, ma comunque non ho abolito il parrucchiere del tutto. Taglio e stile devono essere sempre abbastanza curati e manutenuti, a maggior ragione con i bianchi :-)

  4. Ciao a tutte, io ho 31 anni, ho delle ciocche di capelli bianchi che si diramano dalle tempie e che vanno ingrandendosi col passare del tempo. I primi sono comparsi quando avevo 16/18 anni.

    Io ho già deciso che mi piacciono, li trovo affascinanti, e non sono sempre visibili quindi non mi creano alcun problema sociale… a parte con mio marito, che da questa estate mi tempesta dicendomi che non sono attraente con i miei capelli bianchi.

    Infatti vi scrivo dopo l’ennesima litigata a riguardo.

    Io resisto, non per uno sciocco femminismo ma perché credo fermamente che bisogna accettare i regali del tempo. Ogni capello bianco, ogni ruga, ogni cicatrice ha la sua storia, porta il suo insegnamento. E adoro il mio caldo castano naturale che nessun colore artificiale potrebbe replicare!

    Mi sono anche sposata due anni fa con i miei bellissimi capelli bianchi, ed ero pettinata in un modo che non li metteva in evidenza ma neppure era volto a nasconderli, perché per me non sono un problema.

    Non so se parlo spavaldamente, adesso che quello che viene considerato “il problema” risulta tutto sommato contenuto, per poi magari cadere nella copertura del bianco, che resta, viene solo coperto, con il trascorrere degli anni.
    Quello che sento è che nessuna convenzione dovrebbe decidere quando una persona sembra che “si tenga”. Mi prendo cura di me, della mia pelle, dei miei capelli, della mia psiche e del mio corpo, ma questo non significa che devo usare make up, colore o uniformarmi a look che non sento di portare.

    Mi piacerebbe, perché io ho seguito il mio istinto e non ho cercato donne o ragazze che portino con disinvoltura le proprie chiome argentate, vedere le foto delle vostre cartelle, in modo da potermi rincuorare in serate come questa.

    Un abbraccio affettuoso a tutte le preziose teste argentate o che vanno argentandosi!

    Michela

    1. Carissima Michela, grazie di questo tuo appello e della tua condivisione. Io ti posso dire che, se faccio vedere alle persone le mie foto di quando mi tingevo, mi dicono tutti che sto meglio adesso! Forse perché davvero la tinta è una forma di copertura che in certi casi camuffa malamente e non fa altro che evidenziare ciò che vuole nascondere… Un po’ come un make up troppo pesante.
      Bello quello che dici sul curarsi, a modo proprio, senza necessariamente omologarsi.
      Riguardo ai segni del tempo, cerca la canzone di Branduardi, su testo di Vecchioni, La donna della sera. Poi mi dici :-)

  5. Sono esterrefatta.
    Primi capelli bianchi a 16 anni, ora gli anni son 32 e ne ho parecchi e ovviamente, i fetenti, son sparsi qua e la, mica in ciocche ordinate stile Paola Marella. Tonalizzanti, tinte, dermatite, svolta eco-bio nei prodotti per casa e persona che, ovviamente, non è compatibile con la tintura dei capelli (i papponi a base di hennee nemmeno li voglio provare).
    Allora ho deciso, grazie anche a un cambiamento personale iniziato 4/5 anni fa e che ha visto un’impennata dopo circa un anno che ero mamma: non mi tingo più. Il “sistema” mi va stretto, le etichette che ti appioppano mi fan venire l’orticaria, la fiumana di gente vestita, truccata e pettinata nello stesso modo peggio che peggio. Non voglio fare l’alternativa, voglio vivere però libera da tutto questo, libera e basta.
    Oggi sistemavo la biancheria, stavo piegando la maglia che uso quando faccio la tinta in casa: ho piegato il primo lato, mi sono fermata, l’ho guardata. Mi son resa conto che non me ne frega niente se il mondo pensa che a 32 anni DEVI tingerti… e l’ho buttata. Mi è sembrato un gesto grande ma contemporaneamente naturale.
    E stasera…. mi imbatto in questo articolo. Se non è un segno del destino questo!!!!!

    1. Ciao Lisa. Mi sembri molto oltre le questioni pratiche. Bello essere liberi, anche dalle alternative. Io ho iniziato per disperazione, ho finito piacendomi e dando vita a me stessa :-) Good Luck!

  6. Ciao Antonella e complimenti: sia per il tuo bellissimo post che per la tua bellissima chioma!
    Sono mesi che anch’io penso a questo passaggio e… cerco soluzioni: sono molto molto mora (quindi le ricrescite sono drammatiche) e, pur usando una tinta che riprende il mio colore naturale, mi sento sempre più…”finta” e sempre più in trappola.
    Non amo perdere tempo dai parrucchieri e per questo porto i capelli lunghi, quindi la transizione sarebbe ancora più…. lunga, appunto.
    Magari avessi una Zelinda a portata di mano! Se ce n’è qualcuna/o su Torino.. che si manifesti, grazie :-)
    Brava Antonella: blog interessante!

    1. Grazie Lucia! Anche del commento e dell’apprezzamento sul blog in generale 🤗
      La transizione è prima mentale e poi fisica, e mi sembra che sul piano mentale tu l’abbia già compiuta 😉 Scommetto che la tua Zelinda si paleserà presto… Intanto lanciamo l’appello ai lettori e professionisti torinesi: una chioma lunga e bruna è una bella sfida.

      Aggiungo una cosa, giusto per non edulcorare il tutto, ma neanche infierire. Oggi che ho scollinato, posso dire tranquillamente che certi giorni mi sento affascinante e sexy, altri orribile e senescente. Ma – rassicuro tutte – sono praticamente ormai certa che non sia affatto legato ai capelli, ma a uno stato d’animo nell’insieme.

      Un abbraccio dai miei colli quasi imbiancati (di neve) e dalle mie canute chiome!

  7. cercavo su google come poter passare dal capello colorato al bianco naturale che affiora dai miei capelli da quando avevo 25 anni, fino ad oggi che ne ho 41 ho sempre fatto tinte… ho letto e riletto il tuo post e il tuo sito e ho trovato molte similitudini con la mia vita (lavoro nel settore del Biologico, mio marito gestisce degli orti in adozione, ecc) e pure i capelli: voglio smettere di tingerli, perchè fa male, perchè voglio cambiare, perchè sono stanca di essere schiava del colore, perchè voglio sfidarmi e vedere come sto d’argento e poi questo cambiamento dovrebbe far parte di un “cambiamento” più generale! MA…non ho ancora trovato il coraggio!! mia madre bianca fin da giovane ha fatto il passaggio dopo una brutta malattia e mi dice che non devo farlo (forse perchè lo ricollega alla sua malattia), lei sta benissimo col nuovo look, ma ha 65 anni e finiremmo per assomigliarci molto, ma io di anni ne ho 24 in meno! e i miei figli già mi dicono che sono vecchia così…poi i conoscenti, i colleghi, il marito, i parenti che mi dicono “nooo, sei ancora gggiovane!” . Inoltre mi spaventa molto il periodo di transizione, io non so se ce l’ ho la mia Zelmira, la storia dei colpi neri devo suggerirla alla mia parrucchiera…spero elaborare le mie riflessioni e di passare presto ai fatti!

    1. Cara Marica, ti sono grata di questo tuo passaggio e aperto confronto. Ti faccio una domanda molto empirica, da donna a donna: che percentuale di bianchi hai? Fa la differenza. Per me davanti sono il 100%: tingerli era una guerra con me stessa. Dopodiché, ti dico: non forzare, quando i tempi saranno maturi la tua testa silenzierà (o metterà in pausa) tutte le resistenze di amici e parenti. Oggi posso dire, scherzandoci sopra, che gli stessi che allora mi dissuadevano, sono quelli che oggi mi vedono raggiante. Ma invecchiare invecchia, non c’è dubbio (considerando anche che non è l’unico segno, come puoi immaginare); dunque sì, è un grosso lavoro di autostima e rinforzo su noi stesse. Ma che guadagno!

  8. Ciao sirena! Io ho trovato il mio primo capello bianco a 23 anni e da allora a poco ho dovuto cominciare a tingermi perché i capelli bianchi si moltiplicano esponenzialmente e in più hanno il potere di rimanere dritti in cima alla testa come gli alberi, almeno i miei. Quando ho la ricrescita io dico che sono nel periodo puzzola. Avrei una domanda dopo aver visto il video: come capire quando il bianco e’ “giusto”? Grazie!

    1. Cara Elena, ti do un metodo empirico e uno per ‘competenza’.
      1. Empirico: secondo me sta meglio chi li ha molto bianchi, almeno in qualche zona (danno luce) o li ha di un bel mélange piuttosto uniforme, anche sul grigio (il segreto è chiamarlo ‘argento’).
      2. Per competenza: quando una professionista di cui ti fidi ti dice che c’è del buon materiale e ti aiuta a farlo affiorare e a valorizzarlo.
      Può andare? In bocca al lupo ;-)

  9. Cara Antonella, è merito tuo se oggi sono qui senza vergognarmi della mia ricrescita bianca.
    Sono “vittima” di continui commenti negativi altrui da quanto avevo solo 14 e ora che ne ho 32, sono sposata, ho un bel lavoro e dalla vita non chiedo altro che un figlio, ho deciso di fare come te, cambiare!
    Lo sforzo maggiore non è tanto fisico (a volte basta non guardarsi allo specchio) ma emotivo.
    Affrontare quasi tutti i giorni le domande delle persone (ma hai i capelli bianchi? Così giovane e con i capelli bianchi? Non ti fai la ricrescita?) e i loro sguardi puntati sulla mia frangetta, non è per niente facile.
    Ma continuo a ripetermi che dovranno abituarsi a questo e che lo faccio in primis per non “intossicare” mio figlio (se arriverà), poi perché voglio dimostrare a tutti che con o senza capelli bianchi sono sempre Io e non un’altra persona!
    Quindi Antonella fammi gli auguri e spero di non mollare.
    Ps: se può servire a qualcuno, io per ora sto usando uno spray del colore dei miei capelli (castano) che metto sulla ricrescita. Non ne spruzzo tanto, quel poco che basta per far confondere ricrescita e capelli scuri. I capelli bianchi in questo modo fanno effetto sale e pepe. Il colore va via con l’acqua. È una soluzione provvisoria fin tanto che non potrò tagliarli e averli tutti color naturale.

    1. Grazie della tua testimonianza, Caterina!
      Certo, che faccio il tifo per te. Io consiglio di trovare un buon parrucchiere che supporti e agevoli la pratica, con qualche consiglio di stile adatto al tuo viso e temperamento. Comunque la soluzione empirica che hai trovato mi sembra ottima, se per te funziona a ‘traghettare’. Figurati che io a suo tempo comprai una sorta di mascara per capelli, per coprire la ricrescita. Credo di non averlo mai aperto. Nel momento in cui la testa si decide, i capelli seguono e anche i palliativi vengono meno ;-)
      In bocca al lupo anche per l’altro fronte, facci sapere!

  10. Ho effettuato lo stesso identico percorso: convincimento con me stessa, raccolta tagli e colori donne con capelli bianchi/grigi, convincimento dei conviventi e non, ricerca soluzione passando per matite copri ricrescita per circa cinque mesi, poi la soluzione. Taglio bob e inizio meches nere per arrivare gradualmente al grigio totale con grande “mechata” bianca sul davanti.
    Anche io avevo iniziato a tingermi per gioco a soli 14 anni, poi la necessità verso i 30 e via via l’incubo della ricrescita. Ancora sto percorrendo questo cammino con grande soddisfazione e libertà con l’aiuto della parrucchiera che mi segue.
    Mi sia concessa una riflessione: noi donne dobbiamo sudarci tutto, anche la libertà di non tingerci i capelli!!!

  11. Ok è vero, mi ha detto bene, ho 49 anni e i primi capelli bianchi si sono affacciati solo da qualche anno… e sono anche timidi?. Non ho mai amato le tinte, trovo che per quanto ben fatte (e non è facile trovare professionisti abili nel colore) non eguagliano mai il colore naturale.

    Già da una decina di anni porto i capelli corti che mi donano molto. Incalzata dalla mia parrucchiera mi sono lasciata convincere a fare dei sottili colpi di sole… ma niente da fare, non sono costante, e quindi ho deciso di non impantanarmi in quel circolo vizioso che è la ricrescita.

    Leggere il tuo articolo ha rafforzato la mia convinzione ?

    Sicuramente avantaggiata dall’essere una castana chiarissima, quasi bionda scura, ho deciso di accettare la mia età e i suoi cambiamenti, pur mantenendo uno stile sbarazzino e giovanile.
    Grazie per il supporto: è bello sapere che non sono la sola e che andare contro le convinzioni comuni non è per tutti, ma per molte ?

    1. Grazie Stella sbarazzina! Sì, siamo in tante e mi fa piacere che il post sia di sostegno, sia per chi è ancora in bilico, sia per chi ha già valicato e magari trovi qui una conferma ‘solidale’ a posteriori, che comunque è sempre un rinforzo :-)

  12. Quando ho deciso di smettere di tingere i capelli bianchi ho fatto così: all’inizio ho fatto in casa per un paio di lavaggi il “decapaggio” naturale con la vitamina C (in rete trovate la ricetta), e anche se li lascia un po’ crespini, devo dire che un tono lo ha scaricato tutto, comunque questo primo passaggio non è indispensabile; poi sono andata dalla parrucchiera a farmi le meches chiare, in questo modo mi ha tolto dall’imbarazzo della ricrescita effetto “riga bianca” che è davvero orribile a vedersi; successivamente, quando la ricrescita ha raggiunto i 10-15 cm, le meches chiare si fondevano piuttosto bene con la ricrescita bianca, e andava bene così, mentre le ciocche più scure (io mi tingevo di castano/castano scuro) facevano stacco netto con i capelli bianchi, allora le ho tinte io a casa di castano, tipo colpi di buio, però diradandoli, e poi via via sempre più diradati.
    In questo modo ho risolto il problema della ricrescita bianca netta e mi sono sentita molto più a mio agio, in più ho avuto il tempo di abituarmi psicologicamente a vedermi e a sentirmi sempre più “chiara”.
    Io che ero bruna, mi chiedevo cosa avrebbero detto tutti a vedermi prima mechata-biondina e poi sempre più bianca; invece fin da subito anche in famiglia (che sono sempre i più criticoni) mi hanno detto che stavo bene, che sembravo più giovane e il viso era più luminoso. Quindi io vi esorto a non avere timori e ad osare. Per quelle che non vogliono tagliarsi i capelli molto corti vi posso testimoniare che questa strategia ha funzionato egregiamente.

  13. Anch ‘io sono dipendente sala tinta, nera, scura, ho 44 anni e non ne posso più. Sto ancora cercando una soluzione! Ho i capelli lunghi fino alle spalle, mi spiacerebbe tagliarli, ma bianconera… Posso andare al circo! Non so più come fare

    1. Ciao Giorgia! La mia esperienza suggerisce di trovare un professionista che guidi nella transizione, capace di declinare una soluzione che tenga conto della tua chioma, del tuo stile, di chi sei tu. Dove abiti?

  14. Ho cominciato ad avere i capelli bianchi prima dei 20 anni ed all’inizio le striature bianche nei capelli ancora neri erano qualcosa di singolare. A 30 quando ormai i miei capelli erano più bianchi che neri una signora sulla sessantina mi ha chiesto se per caso i nostri figli andavano a scuola insieme!!! Dopo questo episodio ho cominciato a colorarmi i capelli per qualche tempo ma poi sono tornata sui miei passi ed ora a 50 anni li ho 100% bianchi. La canizie precoce è sempre stata una caratteristica della mia famiglia, a partire da mia bisnonna fino a mia figlia che a 25 anni sta imbiancando anche lei rapidamente ma sta accettando questa cosa pur con qualche mugugno.

  15. Grazie… Io ho 42 anni e sebbene mi tinga solo da 4 sono già stufa e mi pesa sempre più buttare via tempo e denaro in questo modo, per non parlare dei giorni che passo con l’orribile ricrescita! Mi sembra davvero una dipendenza di cui dover liberarmi e quando vedo a fianco a me dal parrucchiere candide signore di 85 anni, che sarebbero stupende col loro colore naturale, tingersi di nero o rosso, mi dico che non voglio ridurmi così. Il problema, o forse l’opportunità, che ho è che sono bianca a strisce qua e là e non so se è ora il momento di fare il passaggio per sfruttare una certa gradualità naturale nel cambio o se invece valga la pena di tingerli ancora per un po’. Mi scuso per la lungaggine… Ti ringrazio infine in particolare per aver affrontato l’argomento in modo così spontaneo e chiaro: mi sento spesso davvero sciocca ad arrovellarmi il cervello su un problema, che confrontato alle mille altre questioni che la vita ogni giorno si pone, è davvero in definitiva non così importante. Invidio moltissimo la tua chioma naturale e penso che se avessi anche io dei capelli così non temerei questo passaggio! (messaggio scritto dal parrucchiere con la tinta in testa)

    1. ​Cara Leda, mi ha fatto sorridere il finale, autoironia strepitosa! Per me il punto di svolta – dopo tanti ondivagamenti, come hai letto – è stato trovare una professionista abile e consenziente, che mi aiutasse nel passaggio, in base alle caratteristiche del mio viso e della mia chioma. Io per esempio sono canuta davanti, più sale e pepe dietro; ti farà sorridere sapere che ho iniziato a guardare il retro con occhi diversi quando qualcuno ha cominciato a chiamarlo, anziché brizzolato (bleah), ‘mélange argento’ (wow!). Insomma, auguro a ciascuno di trovare ‘la propria Zelinda’ o comunque un valido alleato, che sappia interpretare il tuo dato di partenza e il tuo potenziale di arrivo. Psiche e soma poi, via via, si armonizzano a vicenda :-)

  16. Brava hai scritto proprio un bell’ articolo utile per chi come me ha intrapreso questa strada con non poche perplessità….sono 9 mesi che non tingo i capelli e anche io sono armata di archivio fotografico di belle donne in grigio che infondono sicurezza….purtroppo non posso tagliarli troppo corti e quindi questa mezza strada è molto ripida però quando mi muovo con sicurezza ottengo anche pareri favorevoli .Ho 52 anni e questo Grey mi ringiovanisce….donne liberiamoci

    1. Grazie Viviana! Il tuo bellissimo invito “Liberiamoci”, mi fa sorgere il desiderio di confidare un pensiero. Quella libertà, che inizialmente è un fine, diventa poi un mezzo. E dunque anche i bianchi, che inizialmente sono un punto d’arrivo, una meta, un approdo di libertà, diventano poi un mezzo per la propria femminilità, che ricomincia a fiorire ;-)

  17. brava, io purtroppo non ne ho tanti di bianchi, ho tagliato tutto a zero a giugno scorso, ma erano bruttissimi e non ho resistito appena sono ricresciuti ho ricolorato… vorrei riprovare…

    1. Ciao Celeste, grazie del tuo passaggio. Io dico sempre: se i bianchi sono pochi o non superano la ‘soglia di maggioranza’, secondo me può valere la pena coprirli. Io ho fatto una scoperta – di piacermi e di sentirmi credibile – che deriva senz’altro anche dal fatto che sono canuta, o quasi. Remare contro era impossibile o comunque molto faticoso… Poi, da una necessità, è scaturita una grande libertà :-)

  18. Brava! Ho 43 anni e anch’io, per vari motivi, da qualche mese non faccio più l’henné. I primi capelli bianchi sono spuntati a 26 anni. Io ho tagliato i capelli cortissimi, quindi la transizione è stata breve. Non mi stanno bene come a te, però è stata davvero una liberazione! ?

    1. Grazie Michela! Condivido il senso di libertà e l’Impagabile risparmio di tempo e di pensieri! A ‘starci’ bene ci ho messo un bel po’, credimi, ci è voluto tempo a saper portare e abitare la nuova chioma. Ora che leggo tutto a posteriori è immensamente più facile ;-)

    1. Ciao Luca, ti rispondo con la tua stessa informalità e franchezza: grazie! È un articolo in cui mi sono esposta molto. Sapessi quanto ci ho messo a sentirmi come dici, in quella chioma. È stata una enorme conquista, sia interiore che esteriore. Cerco di tenere alta la bandiera della femminilità ogni giorno, con alti e bassi, ma comunque viva ;-)

  19. Grazie della testimonianza, l’idea di fare dei colpi scuri mi sembra una genialata!
    Anni fa decisi che a 50 anni avrei smesso di farmi la tinta ma credo che smetterò prima, mi mancherebbero 5 anni di tinta – che stress, che perdita di tempo (preferisco leggere o camminare) e il colore è mai esattamente come lo vorrei

    1. Ciao Elena, grazie del tuo passaggio. I colpi scuri mi hanno decisamente aiutato. Sia a non obbligarmi a un taglio corto, peggio ancora a spazzola, che avrei sofferto come un’ulteriore rinuncia alla mia femminilità; sia a fare un attraversamento lento, a cui abituare piano piano me stessa e gli altri . Avevo bisogno di arrivarci gradualmente. Ora sono contentissima, o comunque non penso più ai capelli come a un problema :-)

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