Filiera corta o chilometro zero: che differenza c’è?

di | 2 ottobre 2014

Chiarimenti ad uso degli appassionati di lingua italiana, e non solo.

Ammettiamolo: in un certo contesto, il vocabolario è ormai circoscritto a pochi termini che sono già parecchio inflazionati. Filiera corta, chilometro zero, consumo consapevole, economia solidale eccetera.

È come se il linguaggio si fosse ‘assestato’ su una selezione piuttosto ristretta di termini e significati. Che magari, per carità, sono quelli giusti e calzano a pennello. Però qualche rischio c’è. Il primo è quello dell’effetto calamita: una parola tira l’altra e, già che ne dici una, puoi sciorinare a cascata anche le altre, tanto sono tutte più o meno sinonimi. L’altro rischio è che, intorno all’uso disinvolto di questi termini, si celi anche qualche piccolo fraintendimento. Per verificarlo non resta che prendersi la responsabilità di provare a fare un po’ di chiarezza, e invitarvi a confrontare le vostre interpretazioni con le mie.

Glossario

Filiera corta > Dicesi filiera corta… Forse conviene prima capire cos’è la filiera.

Filiera > Sottointeso: produttiva (in questo contesto la specificazione non è necessaria, ma non è l’unico significato).* È l’insieme di passaggi e transazioni che un bene o un servizio effettua prima di giungere all’utilizzatore finale che ne gode. In pratica, sono i ‘gradi di separazione’ che distanziano il produttore dall’acquirente. A differenza che nel noto film 6 gradi di separazione, è facile qui stupirsi del quantitativo elevato di passaggi che separano il primo grado dall’ultimo.

Filiera sono i ‘gradi di separazione’ che distanziano il produttore dall’acquirente.

Esempio di filiera produttiva estesa: produzione – trasformazione – confezione e imballo – intermediazione – rivendita – acquisto. In questa serie il lungo tratto che conduce dall’inizio alla fine, e che ospita a sua volta fasi intermedie come stoccaggio e trasporto, viene a volte sinteticamente definito come ‘distribuzione’. Nel settore agricolo la filiera è il percorso che la materia prima compie dal campo alla tavola.

Strettamente connesso al concetto di filiera c’è quello di

Tracciabilità e Rintracciabilità > La possibilità di identificare e tracciare di tutti i passaggi del processo produttivo, tra cui la provenienza. Per fare i pignoli, la tracciabilità è la possibilità di indagare da monte a valle, la rintracciabilità si riferisce al percorso inverso.

Filiera corta > Si verifica quando la filiera produttiva si contrae, riducendo i propri passaggi. Le variabili in gioco sono diverse. Può essere una riduzione:

  • logistica, ossia di intermediazioni, quando il primo e l’ultimo anello della catena sono adiacenti o separati da pochi gradi; è il caso della vendita diretta o attraverso i gas;
  • geografica, di distanze, quando il percorso che il processo compie è corto in termini di chilometri; è il caso del chilometro zero;
  • cronologica, di tempo, quando il lasso temporale tra la produzione e il godimento è contenuto; in questo caso è una variabile in parte indipendente e arbitraria, in parte dipendente dalle prime due.

In tutti i casi la riduzione equivale a un risparmio e a un godimento maggiore. Quando le tre variabili descritte si combinano, allora si verifica una condizione ideale: si sta comprando direttamente, cioè senza che il produttore veda eroso il proprio margine; lo si sta facendo in modo poco energivoro, ossia incidendo il meno possibile sull’impatto ambientale in termini di trasporto, imballo e stoccaggio; si sta godendo di un bene vicino alla qualità sua propria, nativa, non snaturata da condizioni di conservazione innaturali, rese obbligate dalla lunghezza dei tempi di distribuzione.

Quando una materia prima di origine vegetale o animale si conserva molto bene e molto a lungo, senza nessuna variazione o vitalità, apparentemente noi siamo più felici, ma non è detto che sia meglio.

Chilometro zero > In questo caso la sottolineatura è sulla localizzazione geografica. Si selezionano prodotti la cui provenienza sia vicina, circostante, o comunque il meno lontana possibile (è uno ‘zero’ tendenziale e non letterale; forse un matematico direbbe un intorno…).

 Filiera corta e chilometro zero non sono sinonimi. Questo perché si può avere un solo passaggio di intermediazione (filiera corta organizzativa) anche con un produttore che sta a una relativa distanza (chilometro non zero), per esempio quando un gas del Nord Italia acquista le arance dalla Sicilia; o perché si può prediligere un prodotto locale (a chilometro zero) anche attraverso un meccanismo di grande distribuzione (a filiera lunga). Motivo per cui, da qualche tempo, si è introdotto il termine che segue.

Chilometro vero > Indica la piena identificabilità e riconoscibilità della provenienza di un prodotto. Identificabilità cui non si risale decodificando numero di lotto, ma in virtù di una conoscenza personale diretta. In altri termini: quando si sceglie di comprare a distanza o tramite un servizio di rivendita, ma sapendo bene perché e da chi, ovvero riconoscendo al produttore un merito e un’eccellenza territoriale specifici.

Un’ultima annotazione: diffidate quando tutti questi termini sono usati in modo molto esibito o hanno un’alta densità di ricorrenza. Di solito, chi li strilla molto li pratica poco.

Per scrivere questo articolo nessun lemma o voce di Wikipedia sono stati defraudati o scippati.
* Se sei curioso leggi sul vocabolario Treccani le altre 6 accezioni del termine ‘filiera’.

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Antonella Gallino

Mi piace mettere in contatto persone, talenti e territori. Credo poco nella verità, molto nelle interpretazioni. Aborro i supermercati e i veleni, soprattutto quelli invisibili. Da anni mi documento, frequento produttori e mercati contadini, tempesto tutti di domande, poi assaggio con il palato e verifico con lo stomaco. Mi piace chi parla chiaro e con trasparenza, chi era già biologico prima del trend e chi lo diventa perché ci crede.

2 Responses to “Filiera corta o chilometro zero: che differenza c’è?”

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